Attenzione
Tenente dei vigili ferito durante lo sfratto
Il figlio della signora che occupava la casa aspetta la polizia municipale con un coltello, nasce una colluttazione
CARRARA. Un ufficiale della polizia municipale, il tenente Giuseppe Carpita, è rimasto ferito al braccio sinistro in un drammatico sfratto “a metà” eseguito nei giorni scorsi in zona Peep: all’arrivo degli agenti dei vigili urbani, giunti a sostegno dell’ufficiale giudiziario che notificava alla signora che abita nell’alloggio l’ordinanza di sgombero (si tratta di una “occupante senza titolo”), il figlio della signora a quanto è stato ricostruito aveva un coltello in mano, con il quale - le testimonianze sono al vaglio della procura e vi è un certo riserbo sulla vicenda - avrebbe minacciato di “farsi del male”, insomma di autoferirsi. Sono iniziate delle trattative, per cercare di riportare la cosa ad un clima più sereno, la concitazione come immaginabile era comunque alta e in un attimo di disattenzione del figlio della signora, gli agenti della polizia municipale fra cui il tenente Carpita si sono gettati su di lui per disarmarlo. Nella “mischia”, ad avere la peggio è stato proprio Carpita, ferito al braccio sinistro; la ferita a quanto risulta non sarebbe da taglio ma da abrasione, forse è stato un morso, o con le unghie. Il tenente Carpita, medicato al pronto soccorso, è stato giudicato guaribile in cinque giorni.
Dopo questi attimi di tensione, lo sfratto sembrava concluso, ma - e qui l’aspetto ulteriormente singolare - c’è stato un insolito colpo di scena. Quando ormai le chiavi dell’appartamento erano state cambiate, l’assessore comunale alla casa Massimiliano Bernardi ha dato disposizione telefonica di ridare una settimana di tempo alla signora per restare nella casa: «Ho deciso così per dare la possibilità di togliere dall’appartamento il suo mobilio e gli effetti personali. C’è l’accordo che fra una settimana riconsegneranno le chiavi», spiega l’assessore.
Ma, facciamo notare, c’è stata una collutazione, un ufficiale dei vigili urbani ferito, al loro arrivo c’era una persona con un coltello in mano ad accoglierli, anche se lo puntava sul suo braccio... «Di questo non mi ha informato nessuno e quindi non ho approfondito, fra una settimana ne entreremo in possesso», ribatte l’assessore.
L’appartamento ha una storia particolare. L’assegnataria Ater (oggi Erp) è deceduta nel 1999, e l’immobile era pervenuto al figlio quale erede della madre. Era stata la madre, nel 1995, pagando circa 60 milioni di lire, a riscattare l’appartamento; ma pur avendo versato i soldi all’Ater, il rogito notarile non fu mai fatto, restando tutto in sospeso. Al momento del decesso del figlio dell’assegnataria originaria, nel 2003, la sua convivente dell’epoca (che poi è anche la signora ora sotto sfratto) si insediò in via definitiva in quell’appartamento. Il figlio del suo convivente deceduto, in tutti questi anni, ha cercato per vie legali di rientrare in possesso del bene (ma l’assessore Bernardi, sul punto, ha anticipato che restituirà i soldi al legittimo erede e l’appartamento tornerà nella piena disponibilità del Comune).
In ogni caso, e per questo era scattato lo sfratto, la segnalazione inviata anche al sindaco, all’ufficio patrimonio e ai revisori dei conti del Comune, da parte del figlio del legittimo erede, ha fatto emergere la situazione di questa signora che ormai dal 2003 abitava in un alloggio senza avere alcun titolo (almeno secondo l’amministrazione comunale).
A maggio scorso era partita dai servizi sociali l’ordinanza di sgombero dall’alloggio, in quanto la signora che vi vive non aveva all’attivo i cinque anni di convivenza con l’assegnatario o suo convivente, e in più all’atto del decesso del suo convivente era proprietaria di un alloggio, venduto poi a dicembre dello stesso 2003.
Insomma, il Comune di Carrara nel suo complesso l’altro giorno ha avuto un comportamento a dir poco singolare: da un lato ha mandato una pattuglia di vigili urbani a eseguire un’ordinanza di sgombero, e un suo ufficiale, per evitare il peggio che il figlio della signora sfratta potesse farsi male (a quanto sembra, sarebbe rimasto anch’egli leggermente ferito) è finito all’ospedale; dall’altro lato, dallo stesso Comune, è partita la telefonata in cui si disponeva di riconsegnare le nuove chiavi alla stessa occupante senza titolo appena sfrattata.
Incredibile ma vero, anche se l’impressione è che la vicenda non finirà qui. L’avvocato del figlio dell’erede legittimo è intenzionato a rivolgersi alla Procura della Repubblica, perché finalmente si faccia chiarezza su tutta la vicenda. (m.b.)
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