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Marchini: per le divergenze sul lapideo Rc uscì dalla maggioranza

CARRARA. Nella bagarre politica che si è creata intorno al dibattito sul lapideo, l’ex capogruppo di Rifondazione Comunista Piero Marchini non ci sta, e respinge al mittente le accuse di chi sostiene...

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CARRARA. Nella bagarre politica che si è creata intorno al dibattito sul lapideo, l’ex capogruppo di Rifondazione Comunista Piero Marchini non ci sta, e respinge al mittente le accuse di chi sostiene che anche il suo partito contribuì allo “smantellamento” del regolamento sugli Agri marmiferi, messo a punto dall’amministrazione Fazzi Contigli. «C’è una delibera che dice chiaramente chi votò a favore, contro e chi uscì: è quella sul prolungamento concessioni, la numero 36 del 2002. Durante la votazione, in consiglio comunale, la maggioranza si spaccò», ricorda Marchini. L’ex capogruppo di Rifondazione, ricorda la tensione di quei giorni: «In commissione e poi direttamente al sindaco Segnanini, avevamo detto chiaramente che eravamo contrari al prolungamento delle concessioni e a quello che a nostro parere era il primo stravolgimento della regolamento della Fazzi». Marchini racconta che al momento della votazione in consiglio, quattro dei cinque consiglieri di Rifondazione, uscirono per far mancare il numero legale: «Uscimmo tutti tranne Mario Carli che rientrò e diede un voto determinante all’approvazione». Proprio a causa delle divergenze sulla gestione del lapideo, il gruppo di Rifondazione uscì dalla maggioranza, facendo dimettere tutti gli esponenti del partito dagli incarichi nell’amministrazione e nelle partecipate. «Siamo stati coerenti, perché ai tempi dell’amministrazione Fazzi, avevamo spinto tanto per tradurre in norma la sentenza della Corte di Costituzionale, quella che stabiliva – ricorda Marchini - che gli agri dovevano essere un bene comune e le concessioni, temporanee e onerose».

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