Finanza
«Le ditte artigiane muoiono»
Cna: settore lapideo a due velocità e con interessi quasi conflittuali
MASSA. Il marmo tiene? Non per chi lo lavora e trasforma, secondo Cna. «Noi – spiega Antonio Chiappini coordinatore regionale del settore – associamo più di un centinaio tra imprese del marmo, laboratori artistici e attività di commercio. Si tratta di piccole imprese in linea con la realtà del territorio in cui non esiste una vera e propria azienda industriale». Ecco, questo è il settore della crisi. «Un settore - continua Chiappini - che soffre perchè non è più in grado di fare acquisizioni di materiale a prezzi convenienti, materia che gode di un forte appeal sul mercato estero - basta guardare l'export distrettuale 2012 sui blocchi e lastre che è stato, secondo i dati dell'IMM di Carrara, di 637.630 tonnellate per un valore di 136.666.696 euro - chi fa escavazione ha un trend positivo, il problema riguarda le imprese di trasformazione che operano maggiormente su un livello locale e nazionale legato al settore costruzioni, fortemente colpito dalla crisi. A livello regionale il settore è fermo, tra il 2008-2012 sono usciti circa 22.000 operai e hanno chiuso più di 7.500 imprese. Non c'è domanda interna e anche la possibilità di portare le attività sul mercato internazionale rimane bloccata. Senza una politica di sostegno al settore delle costruzioni difficilmente ci potrà essere una condizione di ripresa».
In sostanza il quadro è questo, il settore esiste ma è spaccato su due livelli: le imprese che possono estrarre il materiale e venderlo grezzo resistono e guadagnano, mentre le attività artistiche e artigiane - che potrebbero legarsi e creare un tessuto unico nel mondo grazie alla dimensione culturale e territoriale che possediamo - sopravvivono in una condizione di svantaggio. «Nel contratto collettivo del 2009 - continua Chiappini - avevamo individuato punti da rendere operativi nel distretto, ciò avrebbe consentito politiche di settore legate alla formazione, al passaggio generazionale delle conoscenze, alla valorizzazione dei materiali nel mondo. Non si capisce cosa si vuol fare del distretto. Questo organismo che poteva essere un motore non rappresenta più niente». Su cosa puntare allora? «Un prodotto con un marchio che attesti estrazione e lavorazione in loco all'interno di un territorio con una tradizione bimillenaria legata al marmo credo sia un'idea che pochi luoghi al mondo possano realizzare».
Ma cosa rende difficile questa prospettiva? «La difficoltà - conclude Chiappini - è unire gli interessi di chi estrae con quelli di chi lavora la pietra. Non c'è una politica di sistema che permetta di tenere insieme tutte queste dimensioni».
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