Il Tirreno

La linea difensiva: declassare i reati

di Alessandra Vivoli
La linea difensiva: declassare i reati

“Nero alle cave”: le contestazioni per il 2013 potrebbero essere sanate nelle prossime dichiarazioni dei redditi, si rischierebbe solo una forte multa

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CARRARA. Un comunicato ufficiale, dalla Finanza. Perquisizioni in aziende e abitazioni. Un fascicolo aperto, dalla Procura. Otto persone e una società iscritte al registro degli indagati e pagine e pagine di intercettazioni ambientali e telefoniche.

Questi sono i dati ufficiali ma ora la maxi inchiesta sul nero alle cave e al piano rischia di ridimensionari. E tutto potrebbe risolversi con delle sanzioni - anche se pesanti - ma solo amministrative. Ossia con alcune multe a carico degli imprenditori e delle società coinvolte. È questo che sostengono alcuni addetti ai lavori. O meglio quei consulenti finanziari a cui gli imprenditori coinvolti si sarebbero già rivolti. Le cose, spiegano i professionisti, sono semplici: se le indagini, come ormai è stato appurato, risalgono al gennaio scorso i reati fiscali scattano solo quando vengono presentate le dichiarazioni dei redditi, nel 2014. Quindi potrebbero essere sanati e tutto si risolverebbe con alcune sanzioni amministrative. Anche l’ipotesi di reato di riciclaggio, collegata in maniera diretta alla presunta evasione, verrebbe sanata.

Questo almeno è quanto sostengono i professionisti incaricati dagli imprenditori del marmo coinvolti nella indagine. Ma sembra che in Procura e al comando provinciale della Guardia di Finanza non siano dello stesso avviso: quello che si cerca di chiarire proprio in questi giorni dall’esame delle carte requisite durante le perquisizioni, è la cronologia dei fatti per capire sei i fatti contestati hanno un pregresso e siano avvenuti anche nei mesi e negli anni precedenti al gennaio del 2013.

Se tutta l’indagine si può chiudere con delle multe. «I reati fiscali possono essere sanati con la presentazione delle dichiarazioni dei redditi relativa all’anno in corso». È questa la linea sostenuta dai professionisti che, dal punto di vista fiscale, si stanno occupando della vicenda per gli imprenditori del lapideo iscritti al registro degli indagati.

In sostanza quello che potrebbe venire meno sarebbe proprio - stando ai professionisti - la stessa ipotesi di reato: anche se venisse dimostrata l’acquisizione di somme “in nero” durante la vendita dei blocchi di marmo, queste, nella dichiarazione sarebbero dichiarate. E, di conseguenza sanato il reato fiscale. Il tutto, in questo caso, potrebbe chiudersi con delle sanzioni amministrative. E uscire così dall’ambito penale che, in un primo tempo, sembrava l’approdo della vicenda stessa.

E adesso le date diventano fondamentali. Tecnicamente la linea annunciata dai consulenti della difesa prevede che gli eventuali reati fiscali contestati nell’anno in corso possano essere sanati con le prossime dichiarazioni dei redditi.

Ma la Procura e la Guardia di Finanza stanno scavando negli anni e nei mesi precedenti e a questo sarebbe dovuto il maxi sequestro di materiale contabile, agende e computer effettuato durante le perquisizioni delle scorse settimane. In sostanza si tratterebbe di dimostrare se gli eventuali reati legati al “nero” siano stati un metodo applicato da tempo dalle aziende o se si può circoscrivere solo ai mesi oggetto di indagine e di intercettazioni ambientali.

Una vicenda cronologica complessa e ancora tutta da chiarire che potrebbe essere fondamentale per il prosieguo dell’inchiesta.

Intanto per l’inizio della settimana gli avvocati attendono le udienze del tribunale del riesame: quelle in cui si deciderà sugli eventuali dissequestri del materiale requisito. Prima degli interrogatori.

Intercettazioni sotto esame. Sarebbero proprio le intercettazioni ambientali e telefoniche al centro dell’indagine sul nero alle cave.

E da quello che trapela, in questa prima e blindatissima fase, pare che oltre agli indagati, ci siano altri imprenditori che, al momento, sono solo oggetto di indagine. Perchè i loro nomi sarebbero emersi durante le conversazioni registrate nelle centinaia di intercettazioni legate all’operazione “nero alle cave”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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