Finanza
La Cgil: «Il distretto non è mai partito»
Ronchieri: manca una logica comprensoriale, bisognerebbe puntare ad un marchio del prodotto all’interno del Parco
MASSA. Con le attività di estrazione in aumento, l'incremento degli occupati, e l'export con qualche percentuale in più rispetto allo scorso anno, il settore del marmo si conferma come una delle attività centrali - e per certi aspetti vitali - della nostra economia.
Un comparto forte e stabile che non risente dei contraccolpi della crisi. Basta guardare le ore di straordinario - in crescita all'interno delle aziende di estrazione - per capire la tenuta del settore, e se ad agosto le aziende fermavano le attività per un paio di settimane, quest'anno niente pause, i giorni sono serviti a preparare la produzione al rientro in cava. Stessa situazione anche "al piano" con una richiesta in aumento per il lavoro straordinario dovuto a nuove commesse. Il prodotto più richiesto? Il "bianco" rimane protagonista - e principe - tra le pietre estratte e lavorate. Insomma una situazione ottimistica. «Possiamo parlare di un incremento tra il 2011 al 2012 - afferma Roberto Venturini della Fillea Cgil - e anche il 2013 si attesta con aumento dei lavoratori. Dai dati che possiamo desumere dal fondo marmo - un istituto contrattuale per la copertura assicurativa dei lavoratori dipendenti - all'interno del quale le aziende dichiarano i dipendenti, tra cave, laboratori e segherie ci sono quasi 2000 lavoratori, un incremento quindi del 5-6% annuo».
Ma l'ottimismo si ferma appena si discute di altre realtà interne al settore: sia la filiera - mai decollata - che l'attuale situazione del distretto - da due anni non operante per mancato rinnovo delle cariche - mostrano l'incapacità e la non volontà di portare avanti progetti coordinati tra le aziende, e tra le aziende e la politica.
«Qualche imprenditore ci ha provato - spiega Venturini - anni fa fu proposto un Consorzio sugli informi (i prodotti più poveri) il quale avrebbe venduto al minuto e a prezzo stabilito, ma anche questo progetto è stato un nulla di fatto. Come sindacato abbiamo anche proposto alle aziende "l'acquisto insieme", fatto cioè da varie aziende sui materiali, ma non è riuscito perchè non c'è la capacità ad accordarsi».
Ricapitolando. Il marmo è un settore stabile e in crescita, con nodi da sciogliere al suo interno. È possibile quindi migliorarlo?
«È necessario - afferma Umberto Ronchieri della Ezio Ronchieri Spa - più marketing a livello politico, anche per varare un marchio del prodotto all'interno del Parco delle Apuane e del distretto industriale. Non sarebbe difficile, basterebbe creare una logica comprensoriale che sfrutti la tradizione e faccia affidamento sull'habitat e sulle tecnologie del Parco».
L'idea è quella di una ri-modernizzazione, non tanto del comparto, quanto delle modalità con cui viene gestito il settore: «Non è più possibile immaginare la filiera di 8 o 5 anni fa - continua Ronchieri - deve realizzarsi un'alternativa alla filiera così come è stata immaginata, e che sia legata alle grandi progettualità dell'industria nel mondo per far crescere l'indotto. Gli scenari - locali e mondiali ovviamente - sono infatti modificati e dobbiamo evolverci all'interno di questa dimensione senza perdere le capacità e le qualità artistiche e artigiane che ci contraddistinguono. Questo è un settore che si alimenta di strani conflitti e che non viene valorizzato per la sua essenza».
E accanto alle scelte da adottare a livello territoriale non mancano idee e progetti per le politiche aziendali, scelte che dovrebbero basarsi sulla formazione e l'occupazione dei giovani all'interno delle attività.
«Io credo - spiega Ronchieri - in una funzione sociale dell'azienda, però è necessario trovare un equilibrio, non è possibile infatti deprimere il costo della manodopera, già fortemente costretto, allo stesso tempo bisogna capire che le possibilità di un'azienda derivano dalle proprie forze e capacità - spesso isolate - il futuro quindi è ridisegnare il quadro attraverso contribuzioni e decontribuzioni che possano vivificare il territorio» .
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