Il Tirreno

Lavori al mare, si rischia il passo indietro

Dopo lo stop alla prima ditta, le nuove imprese chiedono di ridefinire le condizioni economiche. A breve incontro a Firenze

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MASSA. Tremano i balneari. Ancora una volta. Vedono all’orizzonte il peggiore dei rischi: capitolo antierosione chiuso, maniche rimboccate, si riparte da zero. Motivare quel timore impone riflessioni tecniche. Ma il punto di partenza è uno: di ruspe sul litorale ancora non se ne vedono perché - ecco il nocciolo della questione - i lavori non sono stati affidati. Non ancora: il contratto con l’associazione di imprese che si è aggiudicata il bando è stato rescisso. La “palla” - per semplificare - passa nelle mani della seconda associazione in graduatoria (Varia Costruzioni e Consorzio Pelagus). Spetta a quelle due imprese dire sì - sempre che lo vogliano - e proseguire i lavori. Un “subentro nel contratto” si definisce tecnicamente, un procedimento amministrativo che riapre la partita. Il codice dei contratti, sul tema, parla chiaro: le ditte, anche nel caso accettino il subentro, hanno diritto ad una rivalutazione delle condizioni economiche. E così deve essere. Per farlo, però, serve tempo e chi lavora sul mare teme il peggio.

Il 19 settembre i balneari siedono intorno ad un tavolo a Firenze; accanto a loro Comune e Provincia. L’impegno è a tornare di fronte alla Regione dopo 10 giorni con tanto di cronoprogramma: dettaglio di tempi ed esecuzione lavori. Dieci giorni volano e la convocazione non arriva. Gli operatori fanno gli scongiuri: sperano che la nuova Ati dica sì e si metta all’opera il prima possibile.

Una sferzata di ottimismo arriva - e non è un dettaglio - da Stefano Varia, titolare di una delle imprese riunite in associazione: «La nostra disponibilità a realizzare l’intervento c’è, non solo - e qui i balneari tirano un sospiro di sollievo - siamo disponibili ad iniziare ora, ma - ecco la precisazione - ci sono aggiustamenti da fare. Ci siamo incontrati ieri (leggi: lunedì) con il direttore dei lavori e il responsabile del procedimento: non possiamo accettare le condizioni economiche definite nel 2006 e non soltanto per l’aumento dei costi del materiale. Dobbiamo intervenire su lavori già eseguiti, apportare correzioni, rischiamo di rimetterci centinaia di migliaia di euro». Poi Varia esemplifica: «La realizzazione dei pennelli ci obbliga a trasportare la sabbia con i dumper (particolari camion adatti a muoversi in spiaggia ndr) e il costo dell’operazione aumenta».

Sulla possibilità di far bene l’imprenditore non ha alcun dubbio: «Lo abbiamo già dimostrato, abbiamo fatto più noi in pochi mesi che i precedenti assegnatari in tre anni».

Sì perchè l’Ati Varia-Pelagus sul nostro litorale ha già lavorato: ha realizzato le ormai famose scoglierine a cui sono stati ancorati i geotubi. Un intervento - è importante sottolinearlo - che non rientra nel progetto antierosione, ma è stato attivato, con procedura di somma urgenza, dopo l’ordinanza di messa in sicurezza dell’allora sindaco Pucci. Le scoglierine - anche dal punto dal punto di vista finanziario - sono un’altra partita, ma hanno offerto alle ditte l’occasione di mettersi alla prova.

Insomma, l’associazione di impresa ci sta, ma a patto che le condizioni economiche siano ridefinite. Il nodo sarà sciolto probabilmente in Regione nell’incontro che i balneari attendono frementi. Sperano che a Firenze la Provincia arrivi preparata con tanto di cronoprogramma, sui lavori antierosione, ma anche sulle barriere di sasso che gli operatori chiedono a gran voce per evitare il rischio crolli.

Certo - e non è un aspetto secondario - si dovrà decidere dove reperire tutte le risorse per chiudere definitivamente il capitolo lavori.

Chiara Sillicani

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