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Decine di casi da accertare Ma c’è anche chi esagera

Decine di casi da accertare Ma c’è anche chi esagera

MASSA. Nelle ultime settimane la polizia e i carabinieri di Massa hanno raccolto decine e decine di denunce di molestie e minacce di morte. Tantissime, rispetto a prima, subito dopo l’omicidio...

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MASSA.

Nelle ultime settimane la polizia e i carabinieri di Massa hanno raccolto decine e decine di denunce di molestie e minacce di morte. Tantissime, rispetto a prima, subito dopo l’omicidio suicidio di Marina di Massa. Quasi il trenta percento in più. Sempre meno con il passare del tempo. Fino a stabilizzarsi sulla cifra che veniva toccata prima di quel 28 luglio.

Sono donne che hanno paura del proprio marito, fidanzato, compagno. Temono di fare la fine di Cristina Biagi, la trentottenne che alle 13.20 del 28 luglio è stata uccisa dall'uomo che amava, folle di gelosia. L'operaio Marco Loiola fece fuoco contro di lei e il suo presunto amante, Salvatore Galdiero, ancora ricoverato in gravi condizioni nel reparto di rianimazione a Carrara. Poi si sparò in bocca e si tolse la vita davanti agli atterriti bagnanti di una domenica d'estate che difficilmente verrà dimenticata.

Da allora gli esposti in rosa arrivati alla procura apuana sono aumentati. Alcune forse esagerano, altre invece hanno taciuto per troppo tempo e adesso hanno paura. Per rispondere a tutte loro il procuratore capo Aldo Giubilaro ha affidato alla collega Alessandra Conforti, esperta della materia per aver trattato casi e casi del genere, il coordinamento di una sorta di pool anti-bruto. Una squadra che vede in campo polizia e carabinieri. Le forze dell'ordine hanno il compito di pedinare le coppie più a rischio, quelle in cui viene pronunciata la frase "ti ammazzo".

Da quando è arriva la legge sul femminicidio le cose non vanno meglio. Anzi. Prima le denunce più frivole potevano essere ritirate, adesso non è più possibile e quindi l’indagine deve andare avanti in ogni caso fino all’archiviazione. Nessun marito invece è stato allontanato da casa come prevede la normativa introdotta con un decreto dal governo: «Non c’erano gli estremi per farlo», tagliano corto gli inquirenti.

Il pool comunque non sottovaluta nulla e lavora a spron battuto. Perché le donne che subiscono sono sempre di più, nonostante tutto.

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