Il Tirreno

Indagati la moglie e il figlio dell’autista

di Alessandra Vivoli
Indagati la moglie e il figlio dell’autista

Spuntano altri due nomi coinvolti, ma non si tratta di big del marmo Il procuratore capo si trincera nel silenzio: delle cave ora non parlo

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CARRARA. Operazione “nero alle cave e al piano”, spuntano i nomi di altri di due indagati: si tratta della moglie, Luciana Chiesi, e del figlio 22enne dell’autista Giovanni Simonelli, già emerso come coinvolto nell’indagine.

Adesso manca davvero solo un velo, o meglio un nome, dei nove iscritti sul registro degli indagati nel fascicolo della dottoressa Rossella Soffio. Ma, assicurano i bene informati, l’indagine sarebbe solo all’inizio.

Indagati anche la moglie e il figlio dell’autista. Anche questa volta si tratta di un atto dovuto. La Procura ha iscritto nel registro degli indagati la moglie di Giovanni Simonelli, in quanto è lei titolare dell’impresa individuale di noleggio auto con conducente, e il figlio, dal momento che i tre abitano nella stessa casa e per le perquisizioni si è dovuto procedere con l’iscrizione al registro degli indagati di tutti e tre i componenti del nucleo familiare.

Insomma quello che emerge è che sono indagati, formalmente, anche personaggi, come l’autista, la moglie e il figlio, che con il mondo delle cave, e del nero, sembrano davvero non avere nulla a che fare.

Giovanni Simonelli, secondo quanto trapela dalle indagini, avrebbe accompagnato dall’aeroporto nelle aziende di marmo alcuni clienti dalla Cina e dall’India. La moglie e il figlio sono finiti nel fascicolo aperto dalla Procura in quanto una titolare della ditta di noleggio auto e l’altro coabitante nella casa dove è avvenuta la perquisizione. A loro sarebbe stata sequestrata soltanto un’agenda in cui venivano segnati i viaggi.

Presentate le prime richieste di riesame. Questa dovrebbe essere la settimana decisiva per le richieste di riesame e anche per quelle di dissequestro del materiale requisito durante le perquisizioni della scorsa settimana in otto aziende del lapideo.

Le richieste di riesame sono state depositate ieri mattina in Procura. Nelle prossime ore dovrebbe arrivare anche quella dell’ultimo indagato, quello il cui nome manca ancora all’appello. Gli altri indagati, lo ricordiamo sono: Nicola Fontanili, Eugenio, Giuliano e Maria Pia Venezia, Kapur Munisch.

Il procuratore capo: delle cave non parlo. Ma intanto dalla Procura continua la linea del silenzio.

L’unica cosa certa, che trapela dalla rete a maglie strette della riservatezza, è che le indagini dell’operazione “nero alle cave” sono cominciate da mese che il fascicolo in cui sono stati depositati i vari documenti, prima di arrivare alle perquisizioni di due settimane fa, risale al febbraio scorso.

Il procuratore capo Aldo Giubilaro parla chiaro, ma solo per dire che non parlerà affatto: «Sulle cave nessun commento» è quello che si limita a dichiarare. E alla domanda diretta sulle origini e, soprattutto, l’approdo dell’indagine si chiude nel silenzio: «Non aggiungo nulla, nemmeno una parola di più».

Insomma una cortina di fumo sempre più fitta. Dopo il comunicato stampa ufficiale, in cui veniva messo nero su bianco il numero dei 9 indagati e delle 8 aziende coinvolte, la linea adottata è quella del massimo riserbo.

Forse, fanno notare nell’ambiente legale, proprio per spingere qualcuno a parlare, a farsi avanti con la Procura stessa per denunciare quello che, stando a quello che si percepisce non solo in città ma anche nei corridoi del tribunale - sarebbe un giro molto più grosso. In grado di scuotere dalle fondamenta il mondo delle cave.

Questo giustificherebbe anche la dichiarazione netta: «Siamo solo all’inizio del lavoro, alla punta dell iceberg» fatta a più riprese sia dal pm titolare dell’indagine, la dottoressa Rossella Soffio, che dal tenente colonnello delle Fiamme Gialle, Adriano Lo Vito.

Ora nel mirino ci sono le intercettazioni telefoniche. Che dell’inchiesta della Procura sul nero alle cave e il riciclaggio sia emersa solo la prima fase ormai sembra una cosa certa. E l’indagine dovrebbe avere una vera e propria svolta dalle intercettazioni, messe insieme dal febbraio scorso, che proprio in queste ore stanno esaminando in Procura.

Da queste sarebbero coinvolti, con tanto di nome e cognome, personaggi di spicco del mondo del marmo. E non solo.

Insomma un vero e proprio terremoto destinato a scuotere il mondo del lapideo, ma anche la città intera.

Le prossime ore, o forse i prossimi giorni, saranno importanti per definire i contorni di un lavoro, quello delle Fiamme Gialle e della Procura, che sta mettendo sotto la lente, per la prima volta, il settore dell’escavazione e del commercio del marmo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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