La manifestazione
«Se fosse vero, satrapi e delinquenti»
Don Raffaello, parroco del Duomo: già non ci sono ricadute, se si dimostrasse che evadono il fisco, sarebbe grave due volte»
CARRARA. Due anni fa aveva tuonato contro “marpioni e satrapi”: una definizione che aveva colpito per la sua incisività, quella di don Raffaello Piagentini, parroco del Duomo. Marpioni e satrapi erano nella sua definizione quelli che, pur avendo a disposizione la gestione di un bene pubblico, non lasciano ricadute sulla città. Adesso, nel giorno in cui la messa della domenica è incentrata sulla parabola del “Ricco epulone”, il sacerdote interviene con grande forza sull’inchiesta del “nero alle cave” ma allarga la riflessione a tutto il pianeta marmo.
Don Raffaello, l’inchiesta del nero alle cave è solo all’inizio e ovviamente bisogna aspettare il prosieguo delle indagini preliminari e gli eventuali sviluppi. Che idea si è fatto di queste indagini?
«Guardi - risponde don Raffaello - se davvero si arrivasse a dimostrare che ci sono persone che sistematicamente evadevano il fisco, vorrebbe dire che oltre che sanguisughe, parassiti e arpie, ci sono anche delinquenti. Ma come dice lei, è presto per dare giudizi sull’inchiesta. Rimane un altro aspetto preoccupante: parlavo di satrapi e marpioni, perché il marmo è proprietà di pochi e non ci sono ricadute per la città. Purtroppo, le cose non sono cambiate, anzi, sono peggiorate: io sono un cittadino che paga le tasse, ma anche un parroco “che sa di pecora”, perché voglio stare in mezzo al mio gregge, alla mia gente. E continuo a vedere tanta disperazione, ci sono vecchiette che magari hanno pasta e riso, ma non possono neppure cucinarlo perchè non hanno soldi per pagare luce e gas. Sarebbe doppiamente grave se si dimostrasse che c’è chi, oltre a non investire sul territorio, evade le tasse e il fisco per diventare ancora più ricchi in barba alla povera gente».
Il marmo è il simbolo della città, cosa si dovrebbe fare per ridistribuire meglio le risorse?
«Il marmo non è una fonte inesauribile e se l’estrazione selvaggia e senza regole continuerà così, tra qualche decennio, non secoli, i nostri monti apuani, sventrati e massacrati, verranno espropriati anche delle falde acquifere che procurano l’acqua per le nostre città. Siamo depositari, non padroni anche delle Apuane. Le amministrazioni locali sono, more solito, deboli con i poteri forti e forti con i poteri deboli. Leggi antiquate sottendono la legislazione estrattiva, si tratta addirittura di Leggi estensi, anteriori all’Unità d’Italia! La volontà di cambiare affiora spesso, ma viene sempre affossata. Questo occorrerebbe fare: cambiare davvero, fare in modo che le ricadute siano eque. Non credo di esagerare quando paragono la situazione della nostra città a certi stati dove satrapi e sceicchi si arricchiscono in modo obbrobrioso, lasciando la situazione sociale a livelli feudali. Leggo a volte che la trasformazione sta crescendo: mi sembra solo parzialmente vero, la realtà che mi risulta è che all’escavazione segue l’esportazione, e che tra queste due operazioni resta il vuoto. La provincia di Massa-Carrara presenta il livello di povertà e di disoccupazione più alto in Toscana, in barba all’oro bianco!».
Quindi è più pessimista che ottimista per il futuro.
«Il sindaco Zubbani ha detto che nei momenti difficili bisogna fare uno scatto in più. Sono d’accordo: il primo, è il varo di uno statuto serio e severo, stringente e deciso; gli abitanti di Larderello godono di sconti cospicui nelle utenze energetiche, i carraresi che vantaggi hanno dalla loro materia prima? Non vorrei essere nè pessimista né disfattista ma non vorrei che dinnanzi agli occhi di noi carraresi, rimanessero le lacrime delle morti bianche dei nostri cavatori (troppo numerose) e il lungo interminabile convoglio dei mezzi pesanti che esportano quest’immensa ricchezza, che è di tutti. Si fa ancora attuale l’invettiva di Michelangiolo, messa in bocca a una delle sue più mirabili creazioni, La Notte. “...Grato m’è il sonno e più l’esser di sasso./ Infin che il danno e la vergogna dura, / Non veder, non sentir m’è gran ventura, /però non mi svegliar, deh, parla basso!”.(m.b.)
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