Il dolore
Nero alle cave, mesi di intercettazioni
Le indagini vanno avanti da tempo e potrebbero esserci altri sviluppi clamorosi, la “sottofatturazione” era sistematica
CARRARA. Sistematica sottofatturazione del materiale lapideo: è questo il cuore del problema individuato dalla maxi-inchiesta sul nero alle cave e al piano. Un’inchiesta che ad oggi ha toccato cinque aziende, come sottolineava il comunicato della finanza di lunedì, quando è scattato il maxi-blitz di prima mattina, con sequestro di computer, materiale vario e perfino l’agenda con i contatti dell’autista Giovanni Simonelli. Procura e Guardia di finanza hanno alzato una cortina fumogena, dalla quale fino ad oggi sono usciti solo quattro dei nove indagati, ovvero l’amministratore indiano di una socieà di marmo carrarese, Kapur Munish, 44 anni; l’autista Giovanni Simonelli; il broker Eugenio Venezia, 30 anni; l’imprenditore Nicola Fontanili, 35 anni. Questi ultimi due risultano entrambi amministratori della società “Venili’s”, di cui Fontanili detiene il 50% delle quote con la sua ditta Nicola Fontanili srl, ed Eugenio Venezia è il rappresentante della Venezia Brokers. Ad oggi, non risulta che siano sotto indagine le rispettive ditte. Sugli altri cinque carraresi indagati, dei quali almeno tre dovrebbero essere nomi eccellenti, la cortina fumogena sta funzionando.
Una cosa è certa: sulla base di alcuni indizi, è evidente che l’inchiesta sul nero alle cave va avanti da molto tempo, da molti mesi; d’altra parte, l’anno scorso proprio in questi giorni - era domenica 23 settembre 2012 - il procuratore capo Aldo Giubilaro aveva rilasciato al nostro giornale un’ampia intervista nella quale aveva spiegato che era stata aperta un’inchiesta sul nero, ma anche sul nodo delle concessioni. Ma nonostante l’intervista, il quadro che emerge dai primi frammenti dell’inchiesta, è che la “sistematica sottofatturazione” andasse avanti come se niente fosse. Fino a uno degli ultimi episodi, cioé quando i finanzieri hanno trovato all’esterno di una primaria azienda carrarese di marmo pregiato, un operatore del Nord-Est con 39mila euro in contanti, soldi sui quali si sta indagando ma che sembra fossero l’extra per il pagamento di un blocco.
Un sistema, quello dei “soldi in bocca” e della sottofatturazione, di cui si parla da anni, e che sembra particolarmente attivo per i blocchi destinati a India e Cina, dove la presenza di dazi doganali piuttosto elevati “spinge” ad un incontro fra offerta e richiesta che diventa vantaggiosa fra i contraenti e penalizza l’erario: sia quello indiano o cinese, che non vede arrivare il dazio sui prezzi reali dei blocchi ma solo sulla metà o meno; sia quello italiano, che ovviamente ci perde Iva, e a cascata, Irpef e quant’altro. Una sottofatturazione funzionale anche a depistare le povere casse comunali, in difficoltà nel quantificare un valore medio dei blocchi (e in ogni caso, detto per inciso, quello del valore medio è un metodo poco pratico).
In attesa di saperne di più, gli avvocati difensori degli indagati per il momento preferiscono non parlare: «Stiamo studiando le carte», affermano un po’ tutti. Interrogatori non ne risultano fissati. La mole di materiale allo studio degli investigatori è imponente: oltre alla documentazione sequestrata nelle aziende e ai personal computer, con le loro memorie, ci sono mesi di intercettazioni telefoniche, di appostamenti, di riprese foto e video. Scambio di soldi in contanti, funzionali alla sottofatturazione sistematica, sarebbero stati ripresi dalle telecamere; sono state chieste rogatorie all’estero per i conti sui quali sarebbe transitato l’extra. Un sistema che impoverisce complessivamente il territorio dal punto di vista dell’erario, ma anche dell lavoro quotidiano. La trasformazione è molto ridotta rispetto al passato, è più conveniente vendere blocchi in India e in Cina: l’auspicio è che il fenomeno del nero sia ristretto; anche per le aziende sotto inchiesta siamo, è bene ricordarlo, nella fase delle indagini preliminari, e le accuse dovranno essere dimostrate in sede dibattimentale (se ci si arriverà). Ma l’impressione è che invece l’inchiesta sia destinata ad allargarsi e potrebbe avere fin dalla prossima settimana un’accelerazione forte, con esiti ad oggi non pronosticabili. «Non ho alcuna intenzione di fermarmi qui», aveva dichiarato a caldo la pm Rossella Soffio, che ha predisposto gli atti di sequestro “singolarmente”, in modo che ciascun indagato non avesse un quadro d’insieme. E il magistrato aveva anche aggiunto, nella giornata in cui sono scattati i blitz della Finanza, che «Stanno venendo fuori delle cose molto interessanti».
Il nucleo della polizia tributaria del comando provinciale della Guardia di Finanza sta passando al setaccio, come detto, l’imponente mole di materiale raccolto, e tutto lascia supporre che l’inchiesta sia solo all’inizio.
Anche il Comune, come ha spiegato il vicesindaco Andrea Vannucci, segue con attenzione l’evolversi: vedremo se finalmente nella trasparenza e a “prezzo pieno” diventerà meno redditizio l’export dei blocchi in Cina e India, e se così potrà in qualche modo essere agevolata anche la ripartenza della trasformazione in loco.
Massimo Braglia
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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