Il dolore
Minaccia di sfigurarla con l’acido
Arrestato il convivente di una signora marocchina (l’aveva anche rapinata di 600 euro) , in più maltrattava la figlia
CARRARA. Pochi mesi fa, l’arresto dell’ex marito per stalking; adesso, a finire in carcere minacce e maltrattamenti - anche nei confronti della figlia - è il convivente. Davvero una maledizione quella di una cittadina marocchina di 36 anni: a finire in carcere, su esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere, un cittadino marocchino di 29 anni, per i reati di maltrattamenti in famiglia, lesioni, minacce, violazione di domicilio e rapina. Il provvedimento è stato eseguito dal commissariato di Carrara; lo ha firmato il gip del tribunale di Massa Antonia Aracri, su richiesta del Procuratore capo Aldo Giubilaro.
La signora di 36 anni e la figlia ventenne abitano a Marina. Ad agosto, a finire in carcere era stato il marito, che l’aveva perseguitata minacciando di sfigurarla.
Nel frattempo, la donna aveva intrapreso una nuova relazione con un altro connazionale, vale a dire la persona arrestata nei giorni corsi, relazione nata dopo che lei aveva ospitato l’uomo nella propria abitazione: questi, infatti, era stato arrestato per reati connessi allo spaccio di stupefacenti, e proprio in virtù della disponibilità della giovane marocchina, aveva potuto usufruire degli arresti domiciliari.
La donna sperava di poter trovare un po’ della tranquillità che le era mancata nel matrimonio, ma purtroppo il nuovo convivente si rivelava prevaricatore e violento, trasformando la relazione in un vero e proprio calvario, tanto che la donna era costretta a fare ricorso alle cure del Pronto Soccorso in diverse occasioni, in quanto colpita dal convivente con schiaffi, pugni e calci. Si decideva ad allontanare l’uomo dalla sua abitazione.
Quest’ultimo, costretto ad andare ad alloggiare in una struttura ricettiva, si introduceva diverse volte nella casa in cui la donna abita con la figlia di 20 anni ed un figlio minore, ed in una occasione, minacciandola con un coltello, la rapinava di 600 euro, addossandole la colpa del fatto che era costretto a pagare l’albergo, e quindi per tale motivo pretendendo con la forza che lei gli desse il denaro per pagare l’hotel.
La donna, tra l’altro, inizialmente aveva deciso di non denunciarlo, ma si era rivolta al Commissariato presentando un esposto in cui descriveva soltanto parte dei fatti, e chiedendo appunto l’intervento della polizia; a seguito della convocazione in Commissariato, e della conseguente diffida a desistere dalle condotte nei confronti della donna, il connazionale per qualche giorno si calmava, ma poi riprendeva a perseguitarla con incursioni presso l’abitazione e minacce telefoniche. Nel frattempo, però, essendo emerse dall’esposto fattispecie di rilievo penale perseguibili d’ufficio, veniva immediatamente inoltrata una informativa di reato alla Procura della Repubblica, cui facevano seguito ulteriori denunce successivamente presentate dalla donna, che in poche parole viveva in preda al terrore: oltre ad ulteriori aggressioni, il suo ex convivente la umiliava con gravi offese e con pesanti minacce di male fisico, rivolte sia a lei che alla figlia, tra cui quella di sfigurare con l’acido la ragazza; altre volte l’uomo aveva preso a calci la porta del’abitazione, e in un caso aveva brandito una bottiglia minacciando di romperla in testa alla donna. I gravi indizi di colpevolezza a carico dell’uomo, e soprattutto la possibilità che lo stesso reiterasse le gravi condotte criminose inducevano il Procuratore ad inoltrare una richiesta di custodia cautelare in carcere, unica misura ritenuta idonea ad interrompere il comportamento criminale dell’uomo ed a preservare la vittima; in considerazione degli elementi raccolti nel corso dell’attività di indagine e contenuti nella richiesta della Procura, giungeva il provvedimento cautelare del Gip, che poneva fine all’incubo delle due donne, mentre per il marocchino protagonista della vicenda (che annovera diversi precedenti per spaccio di stupefacenti e per spaccio di banconote false), si prospetta un lungo periodo di detenzione.
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