Il Tirreno

Contro la crisi, il mestiere del bisnonno

Contro la crisi, il mestiere del bisnonno

Daniele Di Vita, 30 anni, è stato anche imbarcato sulla nave di mister Diesel ma adesso fa il restauratore di mobili

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CARRARA. Sulla via Carriona, nel centro storico di Carrara, c’è un piccolo laboratorio di falegnameria e restauri che ha una storia vecchia di cent’anni: il titolare è Daniele Di Vita, trentenne carrarese che, per sconfiggere crisi economica e disoccupazione dilagante, ha deciso di puntare sulla tradizione, riprendendo il mestiere del suo bisnonno. «Un paio di anni fa mi sono trovato senza lavoro e allora ho deciso di seguire la mia passione: sono tornato a Carrara, ho aperto la valigia degli attrezzi del mio bisnonno Salvatore e da lì ho iniziato» racconta il giovane. Il bisnonno, Salvatore Gangarossa, avviò un laboratorio di falegnameria nel suo paese natale, Comiso, in Sicilia: guadagnatosi il titolo di “maestro” fu chiamato a lavorare in giro per il Mediterraneo, da Tripoli a Tunisi. Durante la II guerra mondiale approdò a Carrara dove lavorò a lungo per la Romanelli e Farelli, una grossa ditta dell’epoca: ma proprio negli anni del boom economico, quando gli affari iniziavano ad andare davvero bene, Salvatore morì lasciando l’attività ai figli. Il minore dei due, Guido, la portò avanti per qualche anno ma decise di chiudere i battenti, quando venne assunto alla Rumianca di Avenza: «Ho cambiato lavoro ma la passione mi è sempre rimasta» racconta oggi Guido, ottantenne pensionato in splendida forma, che fa spesso visita al nipote per dargli qualche “dritta” sul lavoro. «E’ stato mio nonno a trasmettermi la passione – sorride Daniele - ricordo che da piccolo mi portava in giro per i laboratori di Carrara e mi insegnava a lavorare con gli attrezzi»: dal nonno, questo giovane restauratore ha ereditato l’amore per il legno ma anche i vecchi ferri del mestiere, che sono esposti nel suo laboratorio in via Carriona, 6. «Alcuni hanno anche più di 50 anni» spiega il giovane, mentre mostra pialle, trapani a mano e anche un “graffietto”, uno strumento ormai in disuso che veniva utilizzato per segnare le misure sul legno. A spingere Daniele sulla strada dei suoi avi però non è stata solo la passione: «Dopo la scuola mi sono imbarcato per qualche anno, lavorando come manutentore»: nel suo curriculum c’è anche un contratto di tre anni sulla Lady May, una barca d’epoca extra- lusso, lunga 32 metri, di proprietà di Renzo Rosso, il patron della Diesel. «Lì ho restaurato un sacco di oggetti preziosissimi» ricorda Daniele che però non entra nel dettaglio, mantenendo fede al giuramento che tutti gli uomini di mare fanno quando si imbarcano. «Non posso dire niente di più preciso – dice il giovane restauratore - solo che ho lavorato su monili e mobili veramente costosi». Dopo quell’esperienza, qualche altro contratto sulle navi e poi il rientro a Carrara, dove le prospettive però non erano molto rosee: «E’ stato a quel punto che ho ripreso in mano la vecchia cassetta degli attrezzi di famiglia, mi sono buttato e ho aperto questo laboratorio», spiega Daniele mentre guarda le pareti di questo fondo affacciato sul Carrione, a pochi passi dal ponte della Bugia, nel cuore della “Carrara vecchia”. «Il lavoro non manca, soprattutto in questi tempi di crisi: la gente invece di acquistare mobili nuovi, cerca di salvare o ammodernare quelli vecchi – racconta il giovane - Lo stesso vale per gli infissi: acquistare una porta o una finestra nuova, per molti è proibitivo e così li portano da me». Sopra il tavolo con gli attrezzi, da un lato, la fotografia in bianco e nero del bisnonno Salvatore, il “fondatore” di questa piccola dinastia di restauratori; dall’altro lato, due scatti che ritraggono un bel bimbo biondo con gli occhioni azzurri: «E’ mio figlio – dice pieno d’orgoglio Daniele - si chiama anche lui Guido, in onore di mio nonno,che mi ha insegnato tutto». (c.ch.)

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