Proteste
I due ex sindaci: l’avevamo detto
Segnanini: feci pagare di più gli industriali; Fazzi: con me il nuovo regolamento
CARRARA. Loro il mondo del marmo lo hanno conosciuto bene. E, in veste di ex sindaci della città, hanno qualcosa da dire sul settore lapideo. Nessuna dichiarazione, questo lo precisano sia Lucio Segnanini che Emilia Fazzi Contigli, sull’operazione “nero alle cave”. «C’è un’indagine in corso a cui stanno lavorando la Procura e la Guardia di Finanza, non c’è nulla da aggiungere»: dicono sia Segnanini che la Fazzi.
Ma entrambi gli amministratori qualcosa sul mondo del marmo lo vogliono dire comunque. E fanno capire che quello che sta succedendo non è stata (almeno per loro) una sorpresa.
«Non mi piace fare il Pierino della situazione - comincia con dichiarare Emilia Fazzi Contigli - Non mi piace dire “io l’avevo detto”. Ma è la verità: io l’avevo detto».
E aggiunge: «Il nuovo regolamento fatto dalla mia amministrazione sugli agri marmiferi si basava sulla temporaneità delle concessioni e la conduzione diretta delle cave. Ebbene io credo che questo se fosse stato applicato così com’era avrebbe creato le condizioni perché non si verificassero i rischi di pieghe di illegalità legati a gestioni non corrette. Per questo motivo mi sento di dire io l’avevo detto».
L’ex sindaco Lucio Segnanini come prima cosa ribadisce di non voler fare alcun commento sull’indagine in corso. Ma allargando il tiro e parlando del mondo del marmo e le ricadute sulla città un commento invece se lo lascia scappare.
«Quando si parla del mondo del marmo e l’economia della città - mette bene in chiaro Segnanini - ci si dimentica che nel 1999 la mia amministrazione ha portato le tasse, per il settore lapideo, da 6 miliardi di vecchie lire l’anno a 30 miliardi. Ricordo, e anche molto bene - continua l’ex sindaco - che mi fecero due giorni di serrata».
«Poprio così - conclude Segnanini - Gli industriali del marmo fecero contro questo provvedimento due giorni di serrata che, peraltro, credo che fosse anche anti costituzionale».
«Mi sembra - aggiunge- che non si può sparare nel mucchio e non si può dire che le amministrazioni hanno agito sempre a favore degli industriali del marmo e non dei cittadini. Io, con il provvedimento che aumentava le tasse da 6 a 30 miliardi di lire, avevo fatto una cosa da cittadino, a favore dei cittadini. Quello che è successo credo che lo ricordino bene tutti».
(a.viv.)
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