Finanza
Sequestrati i computer di nove imprenditori
Si cerca di rintracciare i conti all’estero dove sarebbe finito il denaro evaso Coinvolti alcuni big del marmo e anche un importante industriale indiano
CARRARA. Operazione “nero alle cave”: fra gli imprenditori finiti sul registro degli indagati per frode fiscale e riciclaggio ci sono tanti big.
E, anche su questo sembrano non esserci dubbi, al centro dell’inchiesta c’è anche un importante industriale indiano.
Sequestrati i computer: si cercano i conti all’estero. Da ieri, inoltre, le fiamme gialle stanno esaminando, coordinati dal pm Rossella Sofffio che è titolare della delicatissima indagine, i computer sequestrati nelle aziende perquisite (ne sono state visitate tre che fanno capo alle otto società finite nel mirino) ma anche nelle abitazioni private dei nove imprenditori - e anche di alcuni loro familiari - iscritti al registro degli indagati. Le ipotesi al vaglio dell'autorità giudiziaria - lo ricordiamo - sono quelle di frode fiscale e riciclaggio, connesse con l'evasione fiscale nella compravendita di blocchi di materiale lapideo di qualità pregiata.
E le indagini sul settore lapideo, e in particolare sul commercio verso India e Cina, sono solo all’inizio. Questo viene confermato sia dalla Guardia di Finanza che dalla Procura.
Le fiamme gialle: volumi di affari importantissimi. «Siamo in una fase primordiale - dicono ufficialmente dalle Fiamme Gialle - e, soprattutto, non abbiamo ancora idea dell’entità della presunta evasione, Con ogni probabilità si scadrà in un’ipotesi penale considerti i volumi, importantissimi degli affari».
Insomma una vicenda che- questo è confermato - potrebbe avere un epilogo pesante e di carattere penale. Non solo di carattere fiscale.
E proprio su questo aspetto fa chiarezza la pm titolare del fascicolo. «Il redditometro non c’entra nulla, non ha nessuna valenza in un processo penale».
In sostanza, quello che oggi appare chiaro, è che l’operazione “nero alle cave” non è partita dalle segnalazioni degli ambientalisti e di Futuro e libertà.
Ma neppure dai controlli incrociati sulle dichiarazioni dei redditi e gli stili di vita. Su questo è proprio la Guardia di Finanza a fare chiarezza.
«Stiamo lavorando e siamo solo alla prima fase di questa vicenda . Tutto è nato da informazioni che ci sono arrivate da nostre fonti su alcuni traffici fra imprenditori carraresi e stranieri, indiani e cinesi. Abbiamo riscontrato delle anomalie: da qui è partito tutto».
Il primo atto di questo lavoro, che va avanti da alcuni mesi, è culminato con le perquisizioni di lunedì mattina. Quelle durante le quali sono stati posti sotto sequestro i computer delle ditte coinvolte, ma anche quelli personali, nelle abitazioni degli imprenditori coinvolti: proprio dia pc, infatti, si potrebbe risalire a quei conti all’estero in cui - stando a quel poco che trapela dalle blindatissime indagini- sarebbero stati fatti migrare i soldi al nero. Quelli corrispondenti al prezzo reale dei blocchi fatturati ad un cifra decisamente inferiore. Requisiti dalla finanza anche alcuni libri contabili e blocchetti degli assegni.
La pm: l’indagine si allargherà. In città è stata ormai chiamata operazione “nero alle cave”.
E sulla definizione si sbilancia (anche se molto poco) anche il pubblico ministero titolare dell’indagine, la dottoressa Rossella Soffio.
«Il nero alle cave? - dice la pm - Non entro nel merito, qui siamo di fronte a un’indagine delicata e importante ma possiamo dire che ci stiamo lavorando e che stanno uscendo fuori delle cose molto interessanti».
Non una parola di più ma quello che emerge, alla luce delle perquisizioni che hanno fatto tremare il mondo del marmo, è che la Procura ha tutte le intenzioni fare chiarezza su alcuni meccanismi che hanno caratterizzato - almeno così sembrerebbe - tutta una serie di traffici commerciali legati alla compravendita di blocchi di materiale pregiato verso India e Cina. E l’indagine potrebbe ben presto allargarsi e coinvolgere altri imprenditori e altre aziende, sempre nel settore dei “big”.
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