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Formazione e addestramento anti rischio

Formazione e addestramento anti rischio

Progetto Inail-scuola del marmo, corsi Anmil per i cavatori. Bernieri (Cgil): ci vuole un grande piano

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CARRARA. Parla «con un groppo alla gola», un cavatore, Riccardo Chiappini: «Eliminare il rischio in cava è impossibile, siamo in contatto con elettricità, mezzi meccanici, subentra la confidenza nel lavoro e il rischio aumenta. Ci sono anche le malattie professionali. A voi giovani dico: studiate e quando andate a lavorare fatevi rispettare, non abbiate paura».

E’ appena stato proiettato il video dell’Inail, dove c’è anche la storia di un giovane capocantiere morto folgorato sul lavoro. Sono le testimonianze, dirette e indirette ad arricchire il convegno, aperto ieri al teatro Garibaldi, dalla segretaria provinciale della Cgil, Patrizia Bernieri e coordinato da Sillvano Leoni. La segretaria della Camera del lavoro elenca alcuni obiettivi: una ulteriore regolamentazione sulla sicurezza, frenare le gare di appalto al massimo ribasso, «e ci vuole un grande piano del lavoro in Italia. E’ sbagliata la riforma delle pensioni che penalizza i giovani e costringe gli anziani a continuare a lavorare, aumentando i rischi di infortuni». Fornisce alcuni dati relativi all’Europa: ogni 3 minuti un morto per infortunio sul lavoro. Un’alta percentuale di morti per tumori. E ricorda il territorio apuano avvelenato in passato da lavorazioni industriali.

Di ambiente di lavoro salubre per migliorare anche le produzioni ha parlato il vice sindaco Andrea Vannucci. La preside dell’istituto del marmo “Tacca”, prof. Anna Rosa Vatteroni che ha parlato anche della sicurezza nelle scuole. «Quando ci sono le piogge torrenziali, da noi piove dove c’è il quadro elettrico che alimenta i laboratori». Aggiungendo che nei laboratori i ragazzi devono indossare scarponi, ma non ce ne sono abbastanza per tutti. Con l’Inail l’istituto del marmo sta portando avanti un progetto: gli operatori dell’ente insegnano agli studenti la cultura della sicurezza.

Un tema fondamentale anche per Andrea Balestri (direttore di Assindustria) intervenuto come membro dell’ente bilaterale del marmo (imprese-lavoratori): «Localmente una famiglia su 5 vive sull’economia del marmo. Nel 2004 nella provincia si registrarono 380 infortuni nel marmo, oggi sono scesi a 200, e se si considera che sono diminuite le ore lavorate, il calo degli incidenti è stato attorno al 30%. Più nei laboratori che nelle cave. Si cerca di fare ancora meglio».

Poi, altre immagini: quelle proiettate da Mauro Malacalza del servizio Asl di prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro: sullo schermo scorrono scenari del dopo infortunio, e immagini di macchinari per l’estrazione e la movimentazione del marmo. L’importanza delle protezioni, della formazione professionale, le procedure e il concetto di lavoratore come sentinella di se stesso, che deve pretendere tutte le misure per la propria sicurezza. Il messaggio ai giovani: partecipare al mondo del lavoro. Essere soggetti attivi e non passivi.

Fra gli studenti, uno a fatto domande: vorrebbe meno parole e più risposte pratiche.«Se un’azienda non fornisce gli scarponi ai lavoratori, facciamo una colletta...». La sindacalista della Cgil Paola Del Fiandra gli spiega che la realtà è molto più complessa e complicata, che ci sono figure, mansioni, competenze, e c’è l’impegno sindacale spesso non facile. «Tutti i giorni combattiamo con le aziende». Dopo Roberto Venturini segretario di Fillea, «occorrono formazione e addestramento» ha ribadito Roberto Bardi della Cgil regionale.

La formazione, ora la fa anche l’Anmil apuana grazie a un progetto (sposato dall’Anmil nazionale) del carrarese Giuseppe Diamanti, 50 anni, ex cavatore. A Carrara sono terminati i corsi per 400 operai di aziende lapidee che hanno aderito (e altre stanno aderendo) al progetto (i cui proventi vanno in parte in beneficenza), che verrà adottato in tutte le aree italiane dove ci sono cave.(c.car.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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