Sicurezza
Suv assassino, l’inchiesta va in archivio
Non si è trovato chi ha ucciso l’avvocato Prandina. Gli inquirenti: «Non ci hanno aiutato né testimoni né telecamere»
MASSA. L’indagine sul Suv pirata che ha ucciso l’avvocato Diego Prandina, la sera del 15 settembre 2011, verrà archiviata senza un colpevole. I sospetti sull’automobilista indagato in questi lunghissimi mesi non si sono tramutati in prove e così il pm Vito Bertoni si vede costretto a chiudere il fascicolo senza chiedere il rinvio a giudizio per nessuno. C’è rammarico, sia tra gli inquirenti sia tra i familiari dell’avvocato. Ma del resto è un epilogo inevitabile per una vicenda che ha visto un solo testimone - che però non ha riconosciuto l’unico sospetto individuato dai carabinieri - e soprattutto è rimasta monca dei rilievi scientifici e non ha avuto lo straccio di una prova audiovisiva. «Questi delitti solitamente si risolvono grazie a una telecamera che riprende la vettura dopo l’urto, invece in quella zona non c’è nulla di tutto questo. Una terra di nessuno», spiegano gli inquirenti senza nascondere la loro rabbia per non aver risolto il caso.
Il sospetto. I carabinieri sono - e saranno sempre - convinti che quella sera al volante del fuoristrada assassino c'era un imprenditore cinquantenne che lavora nel campo della botanica. Una persona che ha avuto diversi incidenti con la sua vettura.
Il Suv. Il Suv che ha ucciso il legale spezzino è un Touareg Volkswagen. Il nucleo investigativo dell'Arma è sicuro di questo. Lo dice la traccia isolata sull'asfalto di via dei Mori: un pneumatico che appartiene a quella vettura. E l'imprenditore ha un fuoristrada identico. Di più: ha un fuoristrada con una gomma che ha lo stesso difetto di battistrada trovato nella traccia isolata dalla scientifica. La vettura del cinquantenne però è stata sequestrata e portata a Roma per farla ispezionare dai Ris. Non è stato trovato nulla che possa ricondurre all'incidente che è costato la vita a Prandina.
L'indagato. L'uomo - G.P., queste le sue iniziali - si è sempre difeso dicendo che la sera dell'incidente era a casa con i suoi familiari. Da quando è stato iscritto nel registro degli indagati non ha alcun obbligo. Ha passato il suo tempo al lavoro. È un piccolo imprenditore e il suo impiego ha a che fare con la botanica e il giardinaggio. Elemento questo che coincideva col ritrovamento dei pollini di una pianta equatoriale nelle tracce lasciate dalle gomme del fuoristrada assassino. Ma anche questo elemento non è bastato a confermare i sospetti.
Il testimone. La sera del 15 settembre 2011, quando Prandina fu investito e ucciso, il pirata aveva commesso un errore: si era fermato per qualche istante vicino a dei bidoni della spazzatura ed era stato notato da un uomo che abita in via dei Mori. Sembrava il testimone chiave, ma si è contraddetto troppe volte: prima ha sostenuto che era un massese, poi che era uno straniero. Lo ha descritto sia tarchiatello sia slanciato, sia brizzolato sia pelato. Ma soprattutto quando i carabinieri gli hanno mostrato una fotografia dell’indagato non lo ha riconosciuto. E questo praticamente ha messo una pietra sopra l’inchiesta.
La compagna delusa. «Restiamo in attesa della comunicazione ufficiale della archiviazione, poi vedremo il da farsi. certo è che se non emergono ulteriori prove non si va da nessuna parte». A parlare è Sonia Bertolucci, la compagna di Prandina. Era stata lei a trovarlo senza vita davanti al cancello di casa. «Strano che non si sia fatto avanti il colpevole - spiega -, non so come fa a vivere con questo peso sullo stomaco. Sono delusa, ma non me la sento di criticare il lavoro degli inquirenti: non c’è stato un testimone, davvero molto strano. Così come non c’è stata una telecamera che abbia ripreso la fuga di quel fuoristrada». Sonia e Diego erano diventati genitori da pochissimi mesi. Il piccolo Giorgio ora ha poco più di due anni. Cresce e sorride, nonostante tutto.
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