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Arrestati in Corsica, il calvario di 2 massesi
Gianni e Giovanni sono in carcere da quasi due mesi. Li accusano di alcuni furti. E chiedono aiuto
MASSA. Il padre Gianni in meno di due mesi è dimagrito di venti chili, il figlio Giovanni invece ne ha persi dodici. Il carcere in Corsica sta consumando e sfinendo la coppia di massesi finita in cella con l’accusa di essere gli autori di una sfilza di furti in appartamenti e villette di Ajaccio. Le condizioni fisiche degli Icardi, però, non hanno intenerito il giudice di appello che ha respinto la richiesta dei legali - Adriano Galli e Amanda Paoletti - di attenuazione della custodia cautelare. Nonostante il contratto di locazione di una casa in Corsica così anche il sogno dei domiciliari per i due detenuti è svanito. Resteranno nella casa circondariale dove sono stati portati dopo l’arresto avvenuto il 27 luglio.
Giovanni, il più giovane, ha una piccola speranza di tornare in libertà: il 4 ottobre verrà sentito dal giudice istruttore, sarà la prima volta che il ragazzo - ha 25 anni, mentre il genbitore ne ha 46 - potrà raccontare la sua versione e dire perché ha detto quelle bugie ai poliziotti che lo avevano arrestato. La prima sulla data di arrivo (il 17 luglio invece del27, come ha detto agli agenti). Eppoi potrà chiarire perché ha camuffato la targa delle motociclette che gli avevano dato in prestito degli amici («avevo paura di prendere delle multe»). Incongruenze che secondo la giustizia della Corsica sono prove di colpevolezza. Ma va detto che anche l’inchiesta francese zoppica: i primi furti sono avvenuti quando Gianni e Giovanni erano in Italia. Non solo: non avevano addosso refurtiva, solo due collanine di bigiotteria di cui non si conosce la provenienza. In più non convince la motivazione con cui si nega la libertà ai due indagati: il magistrato sostiene che una volta liberi potrebbero mettersi d’accordo sulla versione da riferire in tribunale. Peccato che condividano la stessa cella da sette settimane.
Ma non è solo questo. Gli Icardi sono esausti., la lunga detenzione li ha messi in ginocchio. Il loro avvocato Galli ha provato a chiedere aiuto al consolato italiano di Marsiglia ma si è sentito rispondere che loro non possono fare nulla. Così la battaglia diventa ancor più difficile senza un appoggio istituzionale.
Giovanni è incensurato e ha un bambino di pochi mesi che lo aspetta a casa a Massa. Eppure, nonostante le prove contro di lui non siano schiaccianti, resta in cella. Anche il padre si professa innocente e pure lui non ha prove contro che lo inchiodano. Eppure da quasi due mesi sono in carcere.
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