Il dolore
Crisi nera, l’edilizia è in picchiata libera
Il privato non costruisce e il pubblico non investe: persi 200 posti di lavoro in un anno. Il calo dei fatturati supera il 30%
MASSA. L'edilizia è ferma. Anzi è in discesa, in forte discesa. Blocco del settore nel pubblico e nel privato, chiusura dei finanziamenti da parte degli istituti di credito, debolezze strutturali e diffuse in ogni attività, incapacità di risposta da parte degli enti e amministrazioni pubbliche rischiano di far precipitare in un vortice un settore già pesantemente colpito dalla crisi economica.
E se solo le grandi aziende - per ora - riescono a resistere a questo stato di sofferenza, ecco che il settore, per lo più composto da piccole attività - una media di 4 lavoratori per azienda - si dimostra incapace di risolvere i problemi e garantire una ripresa delle attività e dell’occupazione. La criticità si evidenzia più tardi rispetto ad altri settori perché gli edili possiedono, anche per le aziende artigiane, la cassa integrazione ordinaria, ma, utilizzati gli ammortizzatori, per molti lavoratori non resta che il licenziamento, mentre per le attività il rischio è la chiusura.
Meno lavoro e meno lavoratori. «Il trend purtroppo continua a scendere - spiega Roberto Venturini della Fillea Cgil - perché anche dove le aziende resistono, osserviamo una importante riduzione delle ore lavorative. L’edilizia pubblica è bloccata e quella privata, colpita dalla crisi economica, è fortemente limitata».
Basta fare un confronto: «Se prendiamo i dati dell’ultimo anno degli iscritti alla Cassa Edile di Massa Carrara nel periodo dal aprile 2012 al marzo 2103 - in cui erano presenti 1223 lavoratori attivi - e confrontiamo il dato al mese di marzo di quest’anno, si verifica una perdita di circa 200 posti di lavoro». Come ripartire? Garantendo una maggior presenza del pubblico e una possibilità di spesa per i privati. «È necessario - prosegue Venturini - abbattere o comunque ridurre il patto di stabilità solo così si può ripartire. Esiste poi un problema nei ritardi dei pagamenti da parte delle amministrazioni.
Periodi troppo lunghi - si va dai 24 ai 36 mesi - e molte aziende non partecipano a bandi pubblici proprio perché i tempi di rientro economico non permettono livelli di sostenibilità - e in molti casi di sopravvivenza - alle aziende e quindi ai lavoratori. Si può cercare di ripartire anche dall'attivazione di incentivi sulla manutenzione urbana».
Accanto a questi dati negativi c'è un dato in crescita però - e in sintonia con l’andamento nazionale del settore - e si tratta della crescita di imprenditorialità e manodopera straniera».Nell'edilizia - conclude Venturini - c'è una crescita di aziende straniere più che proporzionale alla chiusura delle attività locali. Oltre il 40% di lavoratori, sul totale dei lavoratori edili, sono stranieri».
Fatturato in picchiata. Stesse preoccupazioni e perdite anche per la Cna che subisce un -34,1% di fatturato annuo. In termini economici il settore è passato da 153 milioni a poco più di 100 milioni all'interno di un comparto che da solo rappresenta il 45% dei ricavi totali su base provinciale. «Vorrei partire da un dato - spiega Stefano Gatti Presidente Cna edilizia - e cioè il calo (quasi un dimezzamento) dei mutui alle giovani coppie non erogati dagli istituti bancari.
Questo significa meno ristrutturazioni, meno lavori e quindi l'edilizia artigianale subisce ulteriormente uno stato di crisi. Altro problema riguarda il blocco dei lavori pubblici che ormai da due anni non permette una rivitalizzazione del settore».
Le strade per ripartire. Soluzioni? La più volte invocata opera di abbattimento della burocrazia - per altro un percorso iniziato con il decreto del fare - sblocco dei lavori pubblici e maggior disponibilità da parte degli istituti di credito. Ma ci sono anche dei progetti che coinvolgono enti e regione e che potrebbero permettere una boccata di ossigeno al comparto. Uno di questi si chiama Piano del Colore, «si tratta - spiega Gatti - di un progetto a livello regionale che coinvolge per ora la città di Carrara e consiste in una serie di lavorazioni di manutenzione e recupero degli edifici storici cittadini, lavori che si trasformano in opportunità per il tessuto delle piccole imprese locali, di occupazione per la manodopera e quindi di ricchezza.
Poi accanto a questo progetto credo che potrebbe essere affiancata anche la riqualificazione energetica con opere di intervento che vadano a migliorare l'efficienza energetica delle strutture». Quindi i problemi e le difficoltà sono reali, ma anche progetti e idee non mancano.
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