Il Tirreno

OPPOSIZIONE DI MULAZZO

Malaspina chiede trasparenza sull’impianto di Arpiola

Malaspina chiede trasparenza sull’impianto di Arpiola

MULAZZO. Roberto Malaspina (foto in basso), capogruppo consiliare di opposizione, chiede una «biomassa di trasparenza - aggiungendo che - nel corso dell’estate, abbiamo appreso con meraviglia che non...

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MULAZZO. Roberto Malaspina (foto in basso), capogruppo consiliare di opposizione, chiede una «biomassa di trasparenza - aggiungendo che - nel corso dell’estate, abbiamo appreso con meraviglia che non sono stati il sindaco o il vice sindaco a fugare e chiarire i dubbi recentemente sollevati sull’impianto a biomasse di Arpiola, ma è la società Montefò che si è affidata al suo avvocato, replicando alle osservazioni del sottoscritto capogruppo, forse dimenticando che i consiglieri comunali rappresentano i cittadini e difendono i loro legittimi interessi. Abbiamo capito che l’“affaire Biomasse” di Arpiola potrà essere una gallina dalle uova d’oro per un privato che ha già ottenuto, legalmente, più di 600mila euro di soldi pubblici e che aspira a guadagnarne molti di più. Comprendiamo il fastidio che può procurare un’opposizione che fa il suo dovere, ma la trasparenza è trasparenza. Sempre nel corso dell’estate, per vie indirette, abbiamo consigliato alla società Montefò di avere un atteggiamento più rispettoso per rappresentanti del popolo che gratuitamente e con passione svolgono il loro compito senza un profitto da realizzare, ma “guadagnando” solo la soddisfazione di tutelare la popolazione. Abbiamo ricevuto (e apprezzato) una lettera cortese e di disponibilità dall’amministratore unico della società Montefò, Lido Agostinetti, ma ciò non è sufficiente, o meglio, con tutto il rispetto dovuto, non può essere Agostinetti il nostro interlocutore. Lo è invece il Comune di Mulazzo che è proprietario dell’impianto, lo è primariamente l’amministrazione rappresentata dal sindaco Novoa e dal vice sindaco Gussoni. È da loro che vogliamo risposte chiare e trasparenti, quelle risposte che non siamo ancora riusciti ad avere in tanti mesi di richieste istituzionali (interpellanze, interrogazioni), politiche (tramite i partiti) e a mezzo stampa».

Poi le domande di Roberto Malaspina: «Perchè la popolazione non è mai stata coinvolta e informata dettagliatamente nonostante le ripetute richieste di pubbliche assemblee alle quali avevamo chiesto che partecipasse anche l’amministratore unico della società? Se ci sono e quali sono i rischi per la salute della popolazione? Quali sono le possibilità che in futuro l’impianto possa essere riconvertito per bruciare rifuti? Quale sarà il futuro della qualità dell’aria e dell’inquinamento acustico? Chi effettua i controlli, con quale metodo e con quale cadenza? Perché l’Arpat è stata tenuta fuori dalle valutazioni e dalle verifiche di cui è autorevolmente e notoriamente competente?».

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