Il Tirreno

Eaton, «no a speculazioni sull’area»

Eaton, «no a speculazioni sull’area»

I lavoratori contro possibili aumenti del prezzo di vendita: «È in gioco il nostro futuro, patti rispettati o esproprio»

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MASSA. «Quell’area è il nostro futuro, Eaton non pensi a fare affari sulla nostra pelle». Gli ex lavoratori della multinazionale Usa tornano ad alzare la voce, avvertono la loro ex azienda che non tollereranno speculazioni sulla vendita dell’area e neanche lungaggini od ostacoli burocratici sulla cessione. Stop, dunque a ogni tentativo di gioco al rialzo sul prezzo di vendita e ad allungamento dei tempi dell’operazione: «Entro fine anno l’area va acquistata». E se ci saranno problemi, allora le istituzioni (Comune, Regione, Provincia) vadano, come promesso, all’esproprio.

A quasi 5 anni dalla chiusura della Eaton (340 dipendenti più l’indotto espulsi e senza lavoro), la vertenza – divenuta il simbolo della crisi del lavoro in provincia – non ha trovato una soluzione. C’è però, dicono le segreterie Fim, Fiom e Uilm, «un percorso incanalato nella giusta direzione», quello dell’acquisizione dell’area, premessa indispensabile per oni piano di re-industrializzazione.

Le istituzioni, dicono in merito i sindacati, «riconoscendo il valore e la legittimità delle lotte messe in campo dalle maestranze ex Eaton si sono impegnate con i lavoratori per vincere una battaglia di dignità, sino a formalizzare l’impegno del presidente della Regione Enrico Rossi ad acquisire l'area per reindustrializzarla tramite un accordo di programma».

È dunque per questo «proprio per la storia di questa vertenza», che lavoratori e sindacato dicono chiaro che «non possono tollerare ricatti od ostacoli burocratici: per quanto ci riguarda entro fine anno va acquisita l'area per impostare i progetti di ricollocamento dei lavoratori». Questi tempi stretti, dicono ancora i metalmeccanici «non li vogliamo imporre per arroganza, sono tempi imprescindibili se si crede nel rilancio dell'occupazione. Tutti sanno e, forse, qualcuno spera, che se non si acquisterà l’area verrà a mancare la base su cui costruire il futuro degli ex lavoratori Eaton, mettendo così a rischio il rinnovo degli ammortizzatori sociali, che servono per accompagnarli nella fase di reindustrializzazione».

Fim, Fiom e Uilm chiedono dunque alle istituzioni di «far conoscere da subito e senza indugi alla Eaton la ferma volontà di non tollerare ulteriori vessazioni in merito alla vertenza: Eaton ha già provocato danno al territorio ora non può pensare di ritrattare le condizioni di vendita già annunciate ai rappresentanti della Regione, non pensi quindi di aprire una trattativa o una gara al rialzo, quella terra è moralmente dei lavoratori e non può che tornare al territorio per ridare lavoro». E se così non sarà, se ci saranno ancora «posizioni irresponsabili», allora le istituzioni «passino immediatamente all’esproprio; senza se e senza ma».

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