Il Tirreno

«Aspettiamo giustizia»

di Cinzia Carpita
«Aspettiamo giustizia»

I figli di Idina, uccisa dalla piena: «I danni si riparano, le persone non tornano»

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CARRARA. «Noi aspettiamo ancora giustizia per nostra madre Ida». “Idina” (come tutti la chiamavano) Niccolai morì dieci anni fa trascinata dalla furia delle acque, nell’alluvione della notte del 23 settembre 2003. Il Carrione nel centro storico cittadino aveva vinto gli argini, le acque dalla strada entrarono con un’ondata tremenda nell’abitazione al civico 63 e si portarono via la donna, allora 73enne. Ida Niccolai venne ritrovata due chilometri a valle della casa, dove il fiume della paura l’aveva lasciata, senza vita. Oltre ai danni, la città subì un colpo al cuore per quel lutto.

Il procedimento penale del dopo alluvione (24 a processo) si chiuse nel 2011 con la prescrizione dei reati colposi ipotizzati (omicidio colposo e inondazione). Oggi i figli di Ida Niccolai, Renata che abita ad Avenza, Franca che viva a Mulazzo, Manuela che risiede a Marina e Claudio che sta nella casa materna (messa in sicurezza) di via Carriona, aspettano ancora giustizia. «È una sconfitta per tutta la città. Noi chiedevamo solo giustizia, non per forza delle condanne, ma una sentenza del tribunale, quella sì», dissero Renata e Claudio quando seppero della prescrizione. E’ poi partita la causa civile. Ma nessuno potrà restituire Idina alla sua famiglia. «Non abbiamo avuto giustizia, nessuno ha pagato, lei, se n’è andata in silenzio. Nostra mamma meritava di vivere, ha sgobbato tutta la vita, dedicandosi solo alla famiglia»: la figlia Franca la ricorda e la voce le si spezza in gola per la commozione. «Scusate, sono passati dieci anni ma...». E sì, una mamma non si dimentica mai, soprattutto se era come Ida Niccolai. «Quella sera di settembre – racconta Franca – aveva preparato polenta e coniglio, che piaceva a nostro padre». L’ultimo gesto di amore di Ida per la famiglia, prima che fosse trascinata via dalla sua casa da quell’acqua assassina. «L’acqua la prese alle spalle, sfondando la porta. Mia mamma fino a quel momento aveva tentato di spazzare fuori quella che entrava, ma poi ne arrivò troppa. Mio padre – prosegue Franca – la afferrò per la mano, ma riuscì a trattenere e salvare solo mia figlia che allora aveva venti anni. L’onda gli strappò dalle mani mia madre. Lui non si riprese più, avrebbe voluto morire con lei». Andrea Cargiolli morì 4 anni dopo. «Non penso solo a mia madre, – aggiunge Franca – io dico che una cosa così non doveva accadere a nessuno. I danni si riparano, le persone non tornano più. Fa male, ancora dopo dieci anni. A noi figli, consola il fatto che ora mio padre è con lei, al cimitero. Sono tornati insieme, come era giusto che stessero».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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