Sicurezza
Renovo: la priorità è aprire un dialogo compartecipativo
Centrale a biomasse, parla il presidente Arvati: previsti 59 posti di lavoro, ricadute per 12 milioni di euro l’anno
PONTREMOLI. A Stefano Arvati, presidente Renovo, chiediamo: a che punto è l'iter autorizzativo della centrale a biomasse di Pontremoli?
«Prima di tutto vorrei precisare che la centrale a biomasse è solo una parte del progetto di Pontremoli, che prevede anche un impianto di produzione di pellet alimentato dal calore prodotto dalla centrale. Per questo progetto abbiamo ricevuto l'autorizzazione della Provincia di Massa-Carrara, quella del Comune di Pontremoli, l'iscrizione al registro Gse (Gestore Servizi Energetici) e siamo assolutamente in linea con la direttiva indicata dalla Regione Toscana. Questo vuol dire che dal punto di vista autorizzativo siamo tranquilli e potremmo continuare il nostro percorso sereni, limitandoci alle nostre relazioni istituzionali. Considerando però l'importanza che il progetto potrebbe rappresentare per l'intero territorio questa non è la strada che, personalmente, ho deciso di seguire. Voglio invece intraprendere con tutta la cittadinanza un dialogo concreto e compartecipativo per arrivare a soluzioni condivise che possano soddisfare, per quanto possibile, tutti gli interessi in causa».
Il progetto di Pontremoli ha trovato opposizione da parte delle aziende limitrofe e di parte dei cittadini: cosa rispondete alle contestazioni?
«Durante il convegno di lunedì 16 settembre, ho potuto toccare con mano le proteste mosse al progetto e mi sono reso conto che queste dipendono da timori comprensibili dovuti principalmente a un'informazione limitata e a un'interpretazione perfettibile della convenzione con il Comune. Per superare questa impasse, vorrei incontrare i rappresentanti del Comitato e delle aziende in causa per dar vita a un confronto ristretto che reputo più proficuo di un convegno allargato che rischia di acuire le distanze. Il mio obiettivo è quello di rassicurare il Comitato e trovare con loro dei punti di contatto e, magari, sottoscrivere insieme delle integrazioni alla Convenzione per chiarificare i dubbi che ancora persistono».
Quali saranno i benefici reali per la popolazione: obiettivamente, può mettere sul piatto della bilancia i pro e i contro?
«Innanzitutto posso dire che secondo le nostre stime, tra lavoratori dei due impianti e quelli indotti, si calcola la creazione di circa 59 nuovi posti di lavoro. Poi, posso dare i risultati dei nostri studi sulle ricadute economiche che il nostro progetto avrà sul territorio, calcolate secondo un metodo studiato nell'ambito di un master realizzato dell'Università Bocconi chiamato Sroi (Social Return on Investment). Tra pagamenti alle aziende forestali, stipendi ai nuovi lavoratori, acquisizione dei terreni, indotto derivante dai due impianti, realizzazione degli impianti tecnici e risparmio sulle spese di riscaldamento, di prevenzione dei rischi di incendi e di frane e inondazioni le ricadute economiche sul territorio pontremolese ammonteranno a circa 12 milioni di euro all'anno. Oltretutto, grazie al fatto che l'impianto di pellet sarà alimentato con il calore prodotto dalla centrale, si eviterà di produrre circa 13.500 tonnellate di CO2, mentre altre 8.856 tonnellate verranno risparmiate grazie alla sostituzione agevolata delle stufe a Gpl e gasolio con altre moderne a pellet».
Quanto traffico di camion e quanti disagi dovranno essere sopportati?
«Si prevedono circa 2-3 camion al giorno relativi alla centrale, la cui gestione della logistica potrà essere, nei limiti del possibile, oggetto di discussione nell'incontro con il comitato, in modo da ottenere anche su questo la massima compartecipazione decisionale e, quindi, il minor disagio possibile».
Insomma, proprio alla vigilia dell’incontro pubblico di oggi pomeriggio di cui parliamo a parte, un segnale forte di apertura al dialogo.
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