Il dolore
La Eaton si defila e affida al colosso Cbre le trattative
Il presidente di Zia, Cesare Ugolotti: «L’esproprio? Una opzione ma cercheremo prima un accordo»
MASSA. «Il piano di fattibilità per l’acquisizione dell’area Eaton e la sua reindustrializzazione? E’ quasi pronto, siamo nei tempi che ci siamo prefissi. Ma chi pensava o pensa che sia una bazzecola si sbaglia di grosso: gli ostacoli da superare sono tanti e ben alti, ma possiamo farcela se si mantiene sangue e testa fredda». Cesare Ugolotti, presidente del Consorzio zona industriale apuana (Zia) chiede calma e cautela. E intanto dà una notizia: la Eaton ha dato la gestione dell’affaire alla società Cbre, sede a Milano, un colosso nel ramo della consulenza immobiliare che nella filiale italiana conta quasi 287 dipendenti . Un’azienda, come ha spiegato il coe Alessandro Mazzanti in una intervista al Sole 24 Ore, che l’anno scorso ha avuto l’incarico di valutazione dei fondi di IdeaFimit e Generali, gestito la commercializzazione di un centro commerciale a Pompei e anche la dismissione di Patrimonio 1 di Bnp Paribas Re.
Insomma, la controparte è un privato con i fiocchi e che punta al massimo risultato posibile. Basteranno i 5 milioni messi sul tavolo dalla Regione Toscana? Ci sono trattative in corso?
«Finora c’è stato solo un primo incontro con i nostri tecnici, quasi una presentazione - spiega Ugolotti - Del resto noi stiamo aspettando le valutazione dell’Uter sul valore degli 80mila mq dell’area di cui la metà coperti. Abbiamo le nostre stime ma ovviamente non è il caso di andare nei particolari. Per di più abbiamo la necessità di fare anche passaggi istituzionali - ricorda Ugolotti - Finora il nostro lavoro è andato a braccetto con i sindacati, costantemente informati. L’obiettivo per noi è sociale e di lavoro: dobbiamo puntare al ricollocamento al lavoro del maggior numero di persone possibili. Per far questo bisogna chiaramente ottenere l’area ad un prezzo abbordabile e mettere poi sulla bilanci altri incentivi di varia natura che rendano un “affare” per i privati l’investimento nell’area. Su questo stiamo lavorando ed auspicabile che anche a livello istituzionale nelle prossime settimane ci sia un pronunciamento da parte di tutti i soggetti interessati».
Come dire, la trattativa con il privato avvenga con un quadro ben definito d’insieme (per esempio gli aspetti urbanistici) che possano agevolare il raggiungimento di un accordo. Ma, Ugolotti, resta sempre in piedi la carta dell’esproprio?
«E’ certamente un’opzione che abbiamo nella nostra valigia - afferma il presidente di Zia - Ma è chiaro che un accordo sull’acquisto dell’area, per tanti motivi, primo fra i quali i tempi, è la prima soluzione. La Eaton ha delegato la Cbre ma spero che non sottovaluti il valore sociale dell’operazione e l’impegno forte delle istituzioni in questo senso».
L’acquisizione dunque è un primo ostacolo, non l’unico.
«E’ vero. C’è molto lavoro da fare - dice Ugolotti - anche dopo l’acquisizione dell’area. La reindustrializzazione non si fa agitando la bacchetta magica, che nessuno ha del resto, ma mettendo sul mercato opzioni assai competitive che vanno costruite insieme a tutte le istituzioni (sgravi fiscali, incentivi etc). Certamente sia il prezzo dei terreni dell’area libera sia dei capannoni debbono essere notevolmente inferiori a quelli di mercato attuali, altrimenti sarà difficile attirare investimenti in poco tempo. Ripeto, bisogna stare con i piedi per terra e con la mente fredda e non farsi prendere dalla fretta. Resto ottimista perchè abbiamo le nostre carte da giocare e le idee chiare. Ma non è un solitario».
Aronne Angelici
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google