Il Tirreno

Doria, ora il Comune può prendersi tutto

Doria, ora il Comune può prendersi tutto

Secondo il Tar è scorretto acquisire al patrimonio soltanto 3 dei 30 appartamenti della rta

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MASSA. Un attico e due appartamenti con tanto di vista mare, di proprietà non di un rampante imprenditore, ma del Comune che nel 2011, dopo un lungo contenzioso legale, li ha acquisiti. E adesso Palazzo civico potrebbe arricchire il suo patrimonio di altri 30 appartamenti. Unità immobiliari di pregio, all’interno del complesso residenziale Doria, sul lungomare.Potrebbe, appunto, almeno secondo il Tribunale amministrativo.
La sentenza. Chi si è visto portar via la casa al mare, infatti, ha presentato ricorso al Tar e chiesto l’annullamento della determinazione dirigenziale 860 del 2011. Con quell’atto, l’amministrazione archiviava l’ipotesi di lottizzazione abusiva per tutti i proprietari di appartamento all’interno della rta Doria, fatta eccezione per tre. Con un argomento: quei tre - per dirla in parole semplici - non hanno presentato istanza per sanare l’abuso rilevato e non hanno accettato di ripristinare l’attività turistico ricettiva. Per loro, quindi, il procedimento amministrativo è andato avanti con conseguente acquisizione al patrimonio comunale. Ora la sentenza del Tar “rimescola” le carte.
La vicenda. Il Doria è una rta (residenza turistica alberghiera) trasformata in mini appartamenti. Sul caso la Procura apre un'indagine e si arriva a processo. Ma - la sentenza è del giugno 2011- non scattano le condanne. Nè per il titolare della società che ristrutturò l'immobile, nè per chi ha amministrato il residence. Il giudice Antonella Dragotto ritiene che non ci sia lottizzazione abusiva perché non ravvisa contrasto con lo strumento urbanistico. Il Comune, però, gioca la sua partita, agendo su un piano diverso, quello amministrativo. E muove i primi passi revocando l'abitabilità e ordinando (nel 2008) lo sgombero dello stabile. Chi ha comprato (tra cui l'onorevole Valdo Spini) deve lasciare l'appartamento. Scattano, chiaramente, i ricorsi al Tribunale amministrativo regionale contro la decisione del Comune.

Il Tar, però, con una serie di sentenze del 2009, accoglie le ragioni di Palazzo civico e dichiara legittimi i provvedimenti. Il Comune chiede quindi un nuovo accatastamento (non più come casa, ma come albergo) e il ritorno all'esercizio dell'attività turistica. Viste le sentenze del Tar (a loro sfavorevoli), i proprietari chiedono una sanatoria, vogliono riattivare la residenza turistica. Il Comune, però, stabilisce una condizione: per farlo è necessario che tutti i proprietari siano d'accordo. E l'accordo non arriva, sono tre i contrari.

Il Comune, contro di loro, va avanti: con la determinazione 860 - ecco il nocciolo della questione - archivia il procedimento per tutti quelli che hanno detto sì alla sanatoria, ma accerta «l'avvenuta lottizzazione abusiva» per gli altri 3.

E lo fa anche alla luce di una nuova interpretazione giurisprudenziale che considera lottizzazione anche il frazionamento (in appartamenti) e l'uso improprio del bene. I tre proprietari ricorrono ancora al Tar, e chiedono la sospensiva delle determinazione 860. La sospensiva, però, non arriva e scatta l’acquisizione.

Ma quando il Tribunale entra nel merito - eccoci alla sentenza in questione - quella determinazione la annulla, almeno nella parte in cui prevede l’archiviazione della lottizzazione abusiva per 30 proprietari.

Adesso la “patata bollente” è nelle mani del Comune: se la lottizzazione c’è e c’è per tutti, Palazzo civico potrebbe davvero diventare proprietario di tutto il Doria.

Chiara Sillicani

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