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Assindustria attacca: «Concorrenza sleale e procedure opache»

Assindustria attacca: «Concorrenza sleale e procedure opache»

Nuova legge fallimentare, dure critiche alla “prassi” che imprenditori in concordato affittino a se stessi l’azienda

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CARRARA. Procedure “opache”, società in pre-concordato che affittano l’azienda agli stessi amministratori creando concorrenza sleale. E’ un quadro a tinte fosche quello che Assindustria tratteggia a un anno dall’entrata in vigore della riforma della legge fallimentare «con cui, per le imprese in crisi, è stata prevista - ricorda - la possibilità di impedire azioni esecutive dei creditori presentando al tribunale domanda di pre-concordato, alla quale deve seguire, nell’arco di qualche mese, vera e propria proposta di concordato».

«I risultati pratici di questa riforma, come ha evidenziato con toni molto critici Confindustria, sono deludenti e non tanto per le norme, quanto per la prassi di numerosi tribunali che non ostacolano adeguatamente i purtroppo frequenti tentativi di abusi della nuova normativa. Confindustria ha chiesto di modificarla con strumenti atti a garantire maggiore trasparenza ed equità ma le sue richieste sono state accolte solo in minima parte nel decreto “del fare” (9 agosto 2013). In una cornice abbastanza lasca come questa, l’onere di ricondurre sui dovuti binari lo strumento concordatario, modulandolo sulla situazione specifica e sulle corrette dinamiche concorrenziali territoriali e settoriali, non può che ricadere sui principali attuatori di queste procedure: tribunali, banche e professionisti. Questi, grazie alle conoscenze dirette del particolare contesto in cui si presentano i casi di crisi, dispongono di maggiori informazioni per ponderare attentamente la presenza dei requisiti che giustificano, secondo logiche imprenditoriali, il ricorso all’affitto di rami di azienda».

Il punto, secondo Assindustria provinciale è che, «Secondo una prassi che si sta diffondendo, infatti, non pochi imprenditori in crisi, contestualmente alla presentazione della domanda di concordato, affittano la loro azienda a una nuova società di cui essi stessi sono (direttamente o indirettamente) amministratori, e lo fanno a canoni modesti rispetto al valore effettivo dell’azienda affittata. Questo modo di procedere produce due effetti negativi sul contesto in cui opera l’azienda in crisi: l’esiguità dei canoni di affitto, infatti, riduce le risorse disponibili per il soddisfacimento dei creditori (che sono spesso altre aziende –sub fornitori- dello stesso posto) e consente alle new-co, grazie proprio ai minori costi per i bassi canoni di affitto, di operare in una situazione di concorrenza sleale, anche qui, per come è articolata l’industria, nei confronti di altre aziende del settore che spesso operano nello stesso territorio. Un ruolo molto importante sono chiamate a svolgerlo anche le banche che non dovrebbero sospendere automaticamente qualsiasi affidamento alle imprese alla semplice presentazione della domanda, ma valutare se la prosecuzione dell’attività è atta, o meno, a consentire il superamento della crisi in cui si trovano».

Conclude Assindustria: «C’è infine un altro nodo da tagliare in queste opache procedure concordatarie, ovvero l’eccessivo ammontare delle “spese di giustizia” (i compensi per le procedure)».

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