Attenzione
Un bilancio anticrisi: nessun aumento
Invariata la pressione fiscale, grazie anche ad alcune entrate straordinarie. Ma con la Tares ci sarà una mini stangata
MASSA. Un bilancio da 156 milioni di euro, senza “stangate” e con risorse immutate per i servizi cardine di palazzo civico: il sociale e l’istruzione. Ad anno quasi concluso – il ritardo è legato al cambio di governo con le elezioni di maggio e, soprattutto, alle incertezze sull’Imu – l’amministrazione Volpi vara il bilancio finanziario preventivo 2013. La manovra economica sarà presentata e messa all’approvazione nel prossimo consiglio comunale (previsto per il 10 ottobre): tutto è pronto tranne gli ultimi – e non certo secondari – dettagli riguardanti la Tares, cioè la nuova tariffa che comprende la “vecchia” Tarsu più un tributo per i “servizi” di manutenzione di strade, edifici, scuole ecc. Sarà proprio da questa “tassa” che potrebbero arrivare sorprese non piacevoli per i cittadini, nel senso che molte famiglie e molte attività economiche pagheranno di più. «Difficile evitarlo, anche se ci stiamo provando. Non fosse altro perchè la nuova tariffa prevede un’imposizione di 0,30 euro per metro quadrato che finirà direttamente nelle casse dello Stato», avverte l’assessore alle Finanze Giovanni Rutili.
L’ossatura è comunque definita. E non prevede stangate. «La pressione fiscale non aumenterà. Nonostante le difficoltà evidenti in cui si muovono tutti i Comuni a cui sono stati e ridotti pesantemente i trasferimenti dallo Stato, un tagli di 4,7 milioni (che si aggiunge ai precedenti), siamo riusciti a non modificare la tassazione e a carico di cittadini e imprese. E nello stesso tempo, a non ridurre le spese per il settore sociale e per quello dell’istruzione», dice ancora Rutili. Una scelta politica, non contabile: «La nostra azione è stata tutta mirata ad evitare di aumentare l’imposizione sui massesi, perchè in questo periodo di grande crisi non possiamo chiedere ai cittadini ulteriori sacrifici. E, nello stesso tempo, abbiamo lavorato per non ridurre le risorse destinate alle scuole e ai servizi sociali, che sono le principali leve in possesso dell’amministrazione per difendere il reddito dei cittadini». In altri termini: nessun aumento delle tariffe di mense, asili, scuolabus e di tutti gli altri servizi a domanda individuale. Nessun aumento dell’Imu, anzi una piccola riduzione per i comodati sia per i figli che per i genitori. Nessun aumento neppure dell’aliquota statale sui fabbricati produttivi e neppure dell’addizionale Irpef, che altri comuni toscani hanno invece portato al massimo. Immutate, viceversa, le risorse per le educatrici, per il funzionamento degli asili, per i sostegni a chi vive in condizioni di “disagio sociale”.
Ma come è riuscita questa “quadratura del cerchio”, visto che con la spending review municipale l’amministrazione è riuscita a ridurre la spesa di poco meno di 900mila euro (che diventeranno 1,3 milioni l’anno a regime), cifra di tutto rispetto ma non sufficiente a compensare la riduzione di trasferimenti da Roma di 4,7 milioni? Grazie, principalmente, a nuove entrate di carattere straordinario. 750mila euro di minori spese sono state ottenute dal Cermec: la ricapitalizzazione della società pubblica è stata completate con minori oneri del previsto. Ridotti anche gli oneri per l’ammortamento dei mutui: 6-700mila euro di risparmio. Una grossa mano l’ha poi data la Edison, la società erede di Farmoplant, che ha pagato il risarcimento per i danni provocati sul territorio con un “assegno”, riferisce Rutili, di 2,5 milioni. Ed entrate “fresche” sono arrivate anche dalla trasformazione dei diritti di superficie per le case Peep (vedi sotto ndr.).
Claudio Figaia
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