Il Tirreno

«Non c’è più la borghesia che fece grande Carrara»

Sel-Sorridi Carrara: la regolamentazione del settore cave va riconsiderata, è tempo che i cittadini insorgano

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CARRARA. «Il nostro ordinamento giuridico, fondato e rivisitato sulla Costituzione, prevede e riconosce alcuni diritti fondamentali che permettono sia al singolo di realizzarsi e mantenersi, sia allo stesso di contribuire al progresso economico e sociale di tutta la Nazione. Tali diritti quali il lavoro, su cui si fonda la nostra democrazia, il paesaggio, il patrimonio storico e artistico, la salute, la cultura devono necessariamente contemperarsi tra loro ed essere riconosciuti a tutti i cittadini intesi come singoli e come collettività. Nel nostro territorio il rispetto e la garanzia di alcuni dei diritti sopra citati sembra portare ad un contrasto di non facile soluzione: il diritto al paesaggio collide con quello al lavoro e questo purtroppo con quello alla salute». Una lunga premessa quella di Sel-Circolo Sorridi Carrara che per bocca di Fabriziuo Giromella, consigliere comunale, entra nel merito della questione degli agri marmiferi.o

«La città di Carrara e i suoi paesi sono nati esclusivamente per lo sfruttamento dei bacini marmiferi, l'economia domestica di tutti i suoi abitanti o quasi gravitava attorno al lavoro alle cave. Sicuramente l'estrazione ed il trasporto avevano altri tempi con impatto meno evidente sulla città e sul paesaggio ma non sui lavoratori del settore. Le nostre montagne, il nostro paesaggio ha subito ferite e modificazioni evidenti ma collegate al lavoro che dava sostentamento alla popolazione, non solo quella che lavorava direttamente alla fonte estraendo il marmo, ma anche a chi al piano lo lavorava.Lo sviluppo tecnologico ha poi fatto sì che man mano aumentando la sicurezza nel lavoro aumentassero anche i ritmi di escavazione diminuendo però la necessità di forza lavoro, e la globalizzazione ha portato la lavorazione dell'estratto verso siti più economici, fuori non solo dai confini comunali ma spesso anche nazionali. E' apparso a questo punto sempre più evidente che la ricchezza derivante dal marmo si concentrasse nelle mani dei pochi possessori delle concessione e dei " beni estimati" con scarsissime ricadute sul resto della popolazione e in generale sull'economia locale».

Sel–Sorridi Carrara sostengono che la regolamentazione e la disciplina attuale del settore marmo «deve essere riconsiderata alla luce dell'evoluzione che ha avuto la giurisprudenza e la dottrina riguardo gli agri marmiferi». «Gli agri marmiferi devono essere gestiti direttamente dall'ente locale che potrà concederli ai gestori per periodi di tempo limitati e a seguito di pagamento di idoneo canone di utilizzo e limiti di utilizzo. Non solo occorre cercare di far tornare tutta la filiera della lavorazione sul territorio di produzione con ricaduta occupazionale per l'economia locale: un più equo utilizzo delle risorse potrebbe portare, in un momento difficile per tutti, nuove opportunità di lavoro».

«Anche il magnifico scempio subito dai nostri monti dovrebbe essere rivalutato sotto il profilo turistico con lo sviluppo di una rete collaterale di attività che portino e favoriscano anche lo scambio culturale tra i visitatori. Solo in quest'ottica è possibile accettare lo sfruttamento di un bene comune esauribile: se da tale sfruttamento ne deriva un bene per tutta la collettività. I politici sono soliti dire che la politica ha i suoi tempi, noi pensiamo che i tempi della politica sono dettati dai politici e riteniamo che oggi sia arrivato il tempo di agire perché è in un momento così delicato, così greve che si debbano avere delle risposte celeri, concrete. Il marmo è un bene per tutta la nostra collettività, le ricadute sul territorio devono aiutarci a superare questa grande crisi, a dare il lavoro ai giovani perché il loro tempo è ora, la vita non li aspetta. Bene ha fatto Don Piagentini, il parroco del Duomo di Carrara, ad alzare la voce, a farsi sentire sia dagli industriali del marmo che dalla popolazione : certo, è stato un grido di allarme anche se a noi piace pensare che sia stata una scomunica verso chi può aiutare il popolo e non ha intenzione di farlo, verso chi in questo momento dovrebbe rinunciare a qualcosa e non si vuole privare di niente».

E quindi l’affondo di Sel-SAorridi Carrara: «Non siamo di fronte ad una borghesia illuminata, quella borghesia che un tempo ha fatto grande e bella Carrara. Ci rivolgiamo ai nostri cittadini, è tempo di insorgere, di far sentire la propria voce, abbiamo bisogno di un vento forte creato dal fiato del popolo, che ci sospinga in avanti, che ci dia la forza per imporre una decisione che sia più equa per tutti, che riporti il lavoro, che dia una speranza ai giovani ed al futuro della nostra città».

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