Il dolore
Vita Apuana e il Pd: «Congresso aperto»
MASSA. Un settimanale della Chiesa che interviene sul prossimo congresso del Partito democratico? Succede in città con Vita Apuana, foglio attento alle dinamiche politiche massesi, sulle quali spesso...
MASSA. Un settimanale della Chiesa che interviene sul prossimo congresso del Partito democratico? Succede in città con Vita Apuana, foglio attento alle dinamiche politiche massesi, sulle quali spesso “dice la sua” con articoli critici e stimolanti.
Come è il caso del lungo articolo “A proposito di congressi nel Pd locale” firmato da Roberto Benatti pubblicato sull’ultimo numero (in diffusione in questi giorni) del giornale della Diocesi. In esso, si raccolgono varie voci della città. Voci concordi nel sostenere che il congresso locale non debba essere limitato ai soli iscritti.
Vita Apuana rileva, innanzitutto, una contraddizione nel regolamento del Pd : «Da una parte parla di “massima apertura nella ricerca del più ampio consenso”, dall’altra si chiude dibattito e partecipazione ai soli “iscritti registrati”», Ebbene su questo, scrive Bennati, «emerge un’opinione condivisa da molti personaggi di primo piano della nostra città» che sottolinea la necessità di «non imbavagliare i congressi, quale strumento di partecipazione democratica, limitando la partecipazione ai soli iscritti». Da quelle opinioni, prosegue, « pare di intuire che, forse, è giunto il momento, per il Pd, di dare prova di maturità, uscendo dalla morsa dei signori delle tessere, e di coraggio, abbracciando la realtà vera, quella che s'incontra per le strade e non solo nelle sale lucide dove viene perpetrato il mercato delle cariche. Se non venisse dato un chiaro segnale di cambiamento, si potrebbe forse pensare che questi signori, considerandosi padroni del partito, scelgano di non uscire dai loro ghetti, o che ne abbiano paura perché nuove figure, potrebbero sostituirsi a loro».
Ma ecco alcuni degli interventi raccolti.
Alcide Angeloni (già senatore Dc e presidente del Centro Studi De Gasperi): «Questo partito deve uscire dalla morsa dei “signori delle tessere”. Sono d’accordo sulla necessità di non imbavagliare i congressi, limitando la partecipazione ai soli iscritti. Io non sono mai stato iscritto al Pd, pur avendo partecipato alle sue primarie. Mi sento parte di quella militanza silenziosa, che merita più ascolto, essendo ben più numerosa degli iscritti».
Francesco Ostrogovich (componente della commissione Pastorale sociale e del lavoro). «Sono impegnato nell'associazionismo (Acli e Cisl). Ho aderito prima alla Dc, poi a Ppi, Margherita, Ulivo. Ho partecipato con fiducia a tutte le primarie, ma provo tristezza nel non essere mai stato coinvolto in nessuna assemblea dove avrei potuto portare il mio contributo. Auspico che i dirigenti si aprano al dialogo con persone e associazioni che hanno a cuore il bene comune, partendo dal cambio del regolamento».
Anna della Tommasina (architetto, attenta alle problematiche sociali della città). «Ritengo che sia costruttivo partecipare attivamente ai congressi. Se gli iscritti fossero persone a cui poter fare riferimento, consci che la politica, come dice il Papa, è la più alta forma di carità e di ricerca del bene comune, allora l'impegno da loro preso con la tessera potrebbe tramutarsi davvero in un servizio alla comunità. A maggior ragione, allora, è importante che i congressi siano aperti anche a chi si interessa di politica e ha voglia di dire la sua».
Giacomo Zucchelli (membro della direzione regionale Pd). «Chiudere i congressi comunali e provinciali agli elettori, significa lasciarli in mano ai “signori delle tessere”, non permettere che qui possa avvenire quel cambiamento da tutti atteso sia a livello nazionale che territoriale, non un mero cambiamento di facciata».
Giacomo Bugliani (consigliere comunale Pd). «Vorrei un partito totalmente aperto alla società civile e non limitato ai tesserati. Le primarie sono un ottimo strumento di democrazia, ma il partito la deve garantire partendo dalle procedure interne di selezione della propria classe dirigente. Un segretario di partito, infatti, può essere legittimato solamente da un consenso vasto e con metodi fortemente improntati alla partecipazione».
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