Il Tirreno

Universal Bench: bloccato investimento da 10 milioni

Il passaggio delle competenze sulle bonifiche alla Regione doveva snellire le procedure. Invece l’azienda aspetta ancora . E il titolare protesta con Letta

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MASSA. “Finalmente si cambia: le bonifiche della zona industriale diventano di competenza regionale”. “Da Sin a Sir: ora sarà più facile investire”. La conferenza dei servizi del luglio scorso al ministero dell’Ambiente ha liberato buona parte del territorio apuano dai vincoli del Sin, sito di interesse nazionale, con una riperimetrazione delle aree interessate e con il passaggio alla Regione delle procedure di controllo e bonifica finora svolte dal ministero dell’Ambiente. Una semplificazione attesa da anni da imprese e amministrazioni, un passaggio di competenze da un ministero lontano e oberato da mille incombenze (e non in grado di affrontare in maniera adeguata la questione), a una Regione più vicina alle esigenze dei territorio e meglio capace di rispondere alle richieste delle aziende che avrebbe dovuto dare risposte al mondo delle imprese.

Il problema è che finora non è successo niente .

Anzi, a sentire Cherubino Nieri, amministratore della Universal Bench, le imprese apuane si trovano nel mezzo di un guado, di una fase di passaggio dal vecchio al nuovo che “forse è peggio del vecchio”. Universal Bench, una ventina di dipendenti, è un’impresa a una svolta: specializzata nella costruzione di impianti per autocarrozzerie, sta orientandosi – pur non dismettendo la sua attività “storica” – verso una diversificazione della produzione di componenti meccaniche. Per farlo, ha bisogno di spazi. Così, 18 mesi fa, ha avviato tutte le procedure chieste dal protocollo Sin per verificare quel che c’è nei quasi 28mila metri quadrati dei terreni in via Aurelia dove intende allargarsi. È l’Arpat che dà un suo primo parere: gli esiti dei campionamenti dei terreni sono favorevoli.

«Abbiamo ristrutturato il capannone installando, fra l’altro, un impianto fotovoltaico; abbiamo progettato altri due capannoni.Poi, per le opere di collegamento, che comportano scavi e movimento terra, abbiamo dovuto eseguire tutte le procedure previste dal Sito di interesse nazionale. A luglio contavamo di avere finito, le risposte dell’Arpat erano ok. Ci dicevano che il passaggio delle competenze ci avrebbe aiutato. Invece...».

Invece ad oggi la Universal Bench non ha ancora avuto il via libere e neanche sa, così dice il signor Nieri, «a che punto è la pratica». Da qui la decisione di scrivere al presidente del consiglio Enrico Letta a e ai ministri dell’Ambiente Andrea Orlando; e del Lavoro Enrico Giovannini. «A prescindere dagli annunci televisivi sulla semplificazione e “sul fare” – scrive polemico l’imprenditore massese – , la cruda realtà è la seguente: dopo 18 mesi di adempimenti, prelievi, perforazioni, analisi con relativi costi, viene annunciato un decreto legge che dovrebbe spsotare tutti i poteri di valutazione alla Regione. Ma l’annuncio non trasferisce nulla, solo toglie la responsabilità della risposta a una parte (il ministero ndr.), mentre l’altra (la Regione ndr.) deve ancora organizzarsi per adempiere al compito. In conclusione, nessuno è in grado di dare risposte, i programmi slittano, cambiano le condizioni di mercato, la disponibilità delle banche. E le parti coinvolte cercano altre soluzioni». Da Roma, per ora, nessuna risposta. Mentre Universal Bench medita di rinunciare all’investimento. «Nessuno ci dà chiarimenti: abbiamo avuto colloqui con il sindaco, con il commissari della Provincia, telefonato decine di volte al ministero. Nessuno sa dirci cosa fare, se possiamo andare avanti. Non sappiamo che fare. E meno male che era semplificazione».

Claudio Figaia

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