Il dolore
La vicenda della Iglom e quei fondi mai arrivati
MASSA. I vincoli alle imprese imposti dal Sito di interesse nazionale hanno segnato (negativamente) la storia recente dell’economia apuana. Il principio del Sin è sacrosanto: siccome la zona...
MASSA. I vincoli alle imprese imposti dal Sito di interesse nazionale hanno segnato (negativamente) la storia recente dell’economia apuana. Il principio del Sin è sacrosanto: siccome la zona industriale è stata segnata da decenni di industria chimica pesante che ha avvelenato falde e terre, ogni nuovo insediamento deve essere preceduto da un’analisi dei terreni ed eventuale bonifica.
Il fatto, però, è che le procedure burocratiche per adempiere a tutto questo si sono rivelate lunghissime, “impraticabili”. Mentre i cospicui finanziamenti che, al momento della definizione del Sin ci sia aspettava sarebbero arrivati da Roma per le bonifiche, non si sono visti.
E il caso di Universal Bench non è isolato. Clamorosa è la vicenda, salita alla ribalta mesi fa, della Iglom di Emilio Ricci. L’azienda che tratta olii lubrificanti, aspetta da tre anni le autorizzazioni per poter ingrandirsi e andare a occupare un terreno di 35mila metri quadrati in area Bario-Solvay.Un progetto di ampliamento del valore di 15 milioni di euro (con possibili nuove assunzioni) anch’esso bloccato.
Non solo: ci sono varie altre aziende che nel corso degli anni hanno abbandonato i piani di allargamento o nuovo insediamento scoraggiati dalla “palude” del Sin che ormai dal 1999 grava sulla zona industriale.
Il tutto mentre altre aziende a cui il ministero imponeva costosi interventi di bonifica della falda acquifera, si rivolgevano al Tar e da esso ottenevano l’annullamento di quelle prescrizioni in base al principio per cui la bonifica al paga chi ha inquinato, non chi si insedia successivamente.
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