Il Tirreno

Addio a Guadagnucci Scolpiva la leggerezza

di Chiara Sillicani
Addio a Guadagnucci Scolpiva la leggerezza

Gigi se n’è andato a 98 anni. Autodidatta, ha esposto in tutto il mondo Ha conquistato la critica con le sue figure longilinee e protese verso l’alto

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MASSA. Il marmo, tra le sue mani, diventa leggero, sottile, così sottile che hai l’impressione di vederci attraverso. Disegna ombre, sottili e fragili lamelle, lunghi steli, linee che si protendono verso l’alto. Come se lo scalpello entrasse nell’anima del marmo e di questa terra, a volte aspra, e trovasse la verità della natura. Nella eleganza della magnolia, nella delicatezza dei fiori. È la natura che si rivela a Gigi, sono i petali che emergono dal marmo: rivelazione michelangiolesca della verità. La poesia nell’arte, la trasparenza nel marmo.

Gigi Guadagnucci è - lo riconosce la critica internazionale - l’ultimo dei grandi scultori moderni. Se ne va a 98 anni, dove è nato, ai piedi della sua Brugiana, poco sopra Castagnetola. Dopo aver viaggiato, esposto in tutto il mondo, conosciuto l’arte anche attraverso la guerra, scelto di tornare alla sua terra. E qui, nella sua casa di Lavacchio, ieri mattina, saluta la vita e la moglie Ines. Un ricovero qualche settimana fa, il corpo lentamente si indebolisce e Gigi se ne va. E con lui l’artista più significativo che questa città abbia avuto. Città in cui Guadagnucci sceglie di vivere, lui che ha Parigi nell’anima, lui che, come i più grandi artisti del ’900 ha avuto la “bottega” in quel crogiuolo di cultura che è Montparnasse .

«La Francia - ricordano famigliari e amici - era infatti diventata la sua seconda patria fin dal 1936, quando era stato costretto a lasciare Massa per motivi politici». Gigi afferra uno scalpello e lascia il segno sul marmo fin da piccolissimo, ma è proprio in Francia che, autodidatta, «sfoga non solo la sua passione per marmo e scultura, ma il suo amore per la libertà, combattendo nella Resistenza contro il fascismo. Nulla ilo riempiva più d'orgoglio dell'aver appartenuto alla Legione Straniera e dell'essere stato decorato dalla Repubblica Francese come Chevalier de l'Ordre des Arts et de Lettres. Gigi Attira l’attenzione della critica più sofisticata ma riesce a conquistarsi anche l’apprezzamento popolare per la sapienza con cui trae dalla materia tutta la sua carica espressiva, formale e sentimentale e sensuale». Opere che affascinano anche l’Asia e l’America. Tra la fine degli anni ’50 e i primi anni ’60, Guadagnucci espone ad Auvers sur Oise, a Roma, a Los Angels, a Londra. Nel ’67, ’69 e ’73 le sue opere arricchiscono la Biennale di Carrara. E oggi - ricordano con orgoglio amici e familiari - molte città italiane e francesi, americane e giapponesi, si adornano delle sue opere che rimarranno una delle più suggestive espressioni della scultura contemporanea». Un uomo che conosce il mondo, che “tocca” il successo. Il suo nome è nelle più importanti riviste d’arte, a lui la critica attribuisce premi, ma Gigi «rimane uno di noi, un massese tenacemente ancorato alle sue origini: il suo paese, la sua Brugiana, i favolosi ricordi dell’infanzia». L’amore per la sua terra lo riporta qui, negli anni’80, ai piedi delle Apuane. Un amore che alimenta «fino all'ultimo la sua straordinaria umanità, che era insieme simpatia per gli uomini e amore per la vita. Un senso di fraternità - lo definisce chi lo ama - che abbracciava tutto il creato, uomini, animali e cose, perché lo faceva sentire in sintonia con se stesso e serviva a placare le sue ansie di uomo inquieto e curioso, come a contenere momentaneamente le sue aspirazioni spirituali, che oggi ha serenamente raggiunto». Un amore per la natura che si rivela nelle opere, in quel fiori dal lungo stelo protesi con dignità e compostezza verso l’alto. In 98 anni di arte e poesia.

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