Il Tirreno

Sopravvissuto alla strage grazie alla madre: «Ma ora Bergiola è dimenticata»

Sopravvissuto alla strage grazie alla madre: «Ma ora Bergiola è dimenticata»

Amarezza e delusione di Franco Dell’Amico che aveva 6 mesi nel ’44 «Tante promesse non sono state mantenute, finanziamenti spariti»

3 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. Franco Dell’Amico aveva sei mesi quando - il 16 settembre 1944 - la ferocia nazi-fascista si scatenò a Bergiola Foscalina: furono rastrellate e portate alla scuola elementare gente inerme, uomini, donne e bambini, per eliminarli fisicamente incendiando l’edificio con loro dentro. Morirono bruciati 73 civili, fra i quali il maresciallo maggiore della guardia di finanza Vincenzo Giudice con tutta la sua famiglia.

Racconta Dell’Amico, ricostruendo quei terribili momenti vissuti dalla sua famiglia: «Il paese era in fiamme, la popolazione rimasta era impaurita e disorientata perché nelle strade si vedevano sempre i soldati tedeschi. Ma la volontà di scappare al nemico era chiara. Fra queste mia nonna, Virginia Dell’Amico che tentò di dileguarsi nei vicoli vicini alla sua casa, ma fu ferita a morte dai cecchini nemici con una pallottola che le perforò l’occhio destro; prima di uscire dalla sua abitazione si consigliò con mia madre per il da farsi, giunsero alla conclusione che io stesso, di appena sei mesi lo portasse fuori mia madre. Quando mia madre varcò la soglia della porta che conduceva sulla strada vide mia nonna tutta insanguinata a terra contro il muro di cinta vicino alla fonte pubblica. Subito la soccorse mettendole una benda alla testa, e con me in braccio insieme a mia sorella Emilia e mio babbo la portarono a piedi all’ospedale civico di Carrara dove il 23 settembre 1944 morì. La mia fortuna, se posso così dire, è stata la determinazione di mia madre Olga Morelli che non volle mandarmi fuori con la nonna».

E aggiunge nella sua analisi: «Dopo tanto tempo di dolore e di silenzio, oggi sento il dovere civico di esternare la mia preoccupazione di come si comportano le varie istituzioni democratiche sia a livello nazionale che regionale. Mai si è visto alla commemorazione la presenza di un ministro o di un presidente della Regione come dalle altre parti. Per non parlare di certi nostri parlamentari che in quel giorno hanno altro da fare. Faccio presente che la commemorazione viene fatta su di un soppalco di fronte all’edificio della scuola elementare dismessa con le massime autorità civili e militari della provincia. Questo edificio è chiuso da circa 20 anni per mancanza di alunni. Ebbene da quella data le varie amministrazioni che si sono succedute non hanno fatto mai nulla per il decoro e l’ordinaria manutenzione. Oggi si presenta con il tetto che fa acqua da tutte le parti, le varie stanze sono colme di materiale di vario genere. I volontari del paese hanno più di una volta pulito l’edificio, lo sanno bene i nostri amministratori. Come si può onorare in modo degno queste vittime davanti ad un edificio così fatiscente e chiuso? Faccio presente che nella parete esterna davanti al soppalco vi è la lapide del maresciallo Vincenzo Giudice medaglia d’oro al valor militare».

E aggiunge, amaramente: «Nel 2000 furono stanziati trecento milioni per il sistemare l’edificio scolastico e congiungere la strada con la sottostante via nuova di Bergiola. Quei milioni purtroppo sono spariti nel tempo. Ultimamente quando sono arrivati i Piuss eravamo certi che finalmente si riusciva a sistemare almeno l’edificio. Dopo varie riunioni è venuta la delusione. Solo il nostro progetto è stato definitivamente accantonato, non il Tarnone ecc. ecc. La promessa era di fare un polo museale dedicato alle nostre donne della Resistenza con l’eventuale partecipazione della Provincia e della Regione. In modo da far conoscere alle nuove generazioni il sacrificio di tante vite umane che con il loro sacrificio hanno contribuito a fare dell’Italia una repubblica democratica. Ad oggi ai bergiolesi rimane solo un edificio scolastico che a breve verrà dichiarato ufficialmente inagibile. Di riscontro le solite chiacchiere da parte dei nostri amministratori locali che hanno a cuore solo i voti e non i problemi del nostro territorio», conclude Franco Dell’Amico.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini