Il dolore
La Carta di Pisa spacca la maggioranza
Il codice etico di “Avviso pubblico” rigettato ma Scattina, Menconi e Giromella votano sì, altri escono dall’aula
CARRARA. Consiglio comunale all’insegna dei “mal di pancia” e delle assenze più o meno strategiche, e lotta strenua tra maggioranza e opposizione per l'adesione al codice etico della Carta di Pisa; grande assente, il sindaco Angelo Zubbani, uscito poco prima dell'inizio della discussione. Dopo la lettura appassionata delle motivazioni della mozione da parte di Federico Bonni (M5S), dai banchi della maggioranza mille argomentazioni per giustificare non la bocciatura, ma la posticipazione della sua approvazione. «Necessitiamo di tempo per l'approfondimento e la comprensione piena del documento», diceva il capogruppo del Psi Leonardo Buselli, mentre Federico Bonni affermava: «Mi sforzo fino all'inverosimile ma non riesco a comprendere cosa freni questa maggioranza ad aderire ad un codice etico che mira a contrastare criminalità e corruzione. In questa provincia, che si trova già nona a livello regionale e 38esima a livello nazionale per infiltrazioni mafiose, esistono beni confiscati, ed approvare la Carta di Pisa non farebbe altro che aiutare la promozione della legalità, l'amministrazione potrebbe collaborare con Libera di cui si inaugura il presidio a Carrara proprio in questi giorni». Approvata infatti l'adesione ad Avviso Pubblico, quella alla Carta di Pisa parrebbe naturale conseguenza, questo sostiene Claudia Bienaimé (IdV), «ma non posso sorprendermi più di tanto di fronte a queste reticenze - afferma, - quando penso che l'Italia, per aderire alla Carta di Strasburgo, costituitasi nel 2000, ha atteso ben 12 anni». E aggiunge: «Perché in questa città è il Pd a sottrarsi all'adesione a un documento stilato proprio dal Pd di Pisa? Perché - conclude accorata - i membri di questo partito non hanno il coraggio a Carrara di avere un moto d'orgoglio, come hanno già fatto alcuni elementi del Pd in questa stessa provincia?». E il riferimento era naturalmente a Milene Mucci, seduta in platea, che alcuni giorni fa aveva definito pubblicamente quel no incomprensibile e che mercoledì sera scriveva su facebook: «Consiglio Comunale finito. Visti oggi due o tre uomini, un po' di mezzi uomini ed uno stuolo di quacquaraqua. Federico Bonni complimenti. Per quanto mi riguarda come Partito io spero invece di vedere molto presto a Carrara qualcos'altro (anzi "qualcosa") e un po' di coraggio. Sinceramente io mi sono vergognata per molti/e che erano lì, e non è bello».
Ma mentre Enrico Isoppi (Pri) riteneva quest'adesione frutto di una retorica che non raggiungerebbe gli obiettivi e bacchettava Maria Elena Musetti (Pdl) per essersi espressa a favore di un documento anti corruzione quando dovrebbe prima insegnare qualcosa al suo partito, Buselli si dichiarava sconcertato di sentire arringhe contro le slot machine e i “compro oro”, visto che l'amministrazione sarebbe in prima linea nella lotta contro questi fenomeni.
Ecco Matteo Martinelli (M5S): «Non ritireremo la mozione per offrire più tempo alla maggioranza, così facendo il rischio è che la questione venga sepolta, il documento - prosegue, - di appena 8 pagine, era stato depositato e discusso durante 4 commissioni a partire dall'ottobre scorso: è un documento estremamente semplice». «Palese è stato l’atteggiamento per le nomine all'interno delle partecipate - rincara la dose Martinelli - dove abbiamo assistito all'approvazione unilaterale di pacchetti già confezionati, provenienti esclusivamente dalla politica». «È difficile certo aderire alla Carta di Pisa - l'affondo di Francesco De Pasquale (M5S) - in una città che ha una serie di beni indisponibili che dovrebbero essere dati in concessione, ma che perde il ricorso al Tar perché non ha adeguato il regolamento degli agri marmiferi nel 2005 e ha mantenuto le concessioni a 29 anni con rinnovo automatico». Fuori dal coro, come sempre, nella maggioranza Giuseppe Scattina (FdS) che, dopo aver citato Pertini e Berlinguer ha affermato: «Ho avuto un anno di tempo per approfondire la Carta di Pisa e questo mi sembra più che sufficiente, più volte questo Consiglio non ha approvato le mie proposte e altre sono stato tacciato di populismo, ma io non credo che la politica sia solo “casta”, ma anche tante persone oneste, per questo sono convinto che dovremmo aderire a questo documento compatti».
Com'è andata a finire? La mozione sulla Carta di Pisa è stata votata da tutta l'opposizione (tranne Lanmarco Laquidara che ha dovuto assentarsi), Fabrizio Giromella (Sorridi Carrara), Giuseppe Scattina e Massimo Menconi (FdS), tutto il resto della maggioranza contraria, con l'uscita dall'aula del Presidente Luca Ragoni, Luca Barattini e Davide Poletti (Pd). Quella di Claudia Bienaimé (aderire, almeno singolarmente alla Carta di Pisa) ha avuto 9 voti a favore, con l'appoggio, in maggioranza, anche di Simonetta Corsi (Pd) infine, quella di Roberta Crudeli, che ricalcava quella di Bienaimé per l'approvazione di Avviso Pubblico, è stata approvata all'unanimità (fatta salva l'astensione della stessa Bienaimé).
Barbara Monaco
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