Il Tirreno

Stagionali, sono cambiate le regole per l’indennità

di Melania Carnevali
Stagionali, sono cambiate le regole per l’indennità

Scaduto il contratto bisogna andare prima al centro per l’impiego e poi rivolgersi ad un patronato o al sindacato per avere la mini Aspi

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MASSA. Cambiano le regole per chiedere la disoccupazione per i lavoratori stagionali. La vecchia disoccupazione a requisiti ridotti è stata infatti sostituita dalla “mini Aspi”, introdotta dalla riforma del lavoro firmata dalla ministra Fornero. Un nuovo nome, che porta con sé, però, anche una profonda rivoluzione che interesserà migliaia di lavoratori sul territorio. La mini Aspi, in realtà, è entrata in vigore formalmente il primo gennaio 2013, ma è solo adesso, a stagione ultimata – o quasi – che la prima grossa fetta di lavoratori a tempo determinato verrà veramente interessata dalla novità. In tutta la provincia sono infatti circa tremila – dati del Centro per l’impiego – i lavoratori che nell’anno in corso (quindi dal gennaio ad agosto 2013) hanno avuto un contratto a tempo determinato, la maggior parte dei quali, però, sono concentrati proprio nei mesi estivi.

Centinaia e centinaia di lavoratori che adesso dovranno sbrigarsi a chiedere la disoccupazione. La prima grande novità introdotta dalla riforma è proprio la tempistica. La domanda dovrà essere infatti presentata entro i sessanta giorni dalla fine del periodo di lavoro e non più nei primi tre mesi dell’anno successivo, come accadeva con la vecchia indennità.

Scaduto il contratto il lavoratore stagionale dovrà quindi recarsi al centro per l`impiego per l`iscrizione alle liste di mobilità e poi rivolgersi ad un patronato o direttamente al Nidil o alla Filcams. Una novità che permetterà di snellire i lavoro dei patronati e del centro per l’impiego, ma che rischia, almeno in questo primo anno, di tagliare fuori lavoratori che ancora non ne sono a conoscenza. Anche se, i sindacati, in questo campo avevano giocato in anticipo.

«Quando nei primi mesi dell’anno – spiega Sebastiano Salaro, della Inca Cgil – venivano i lavoratori a presentare la domanda di indennità per l’anno precendente noi li abbiamo avvisati della novità, quindi almeno loro sanno cosa fare. Per gli altri, adesso che sta terminando la stagione estiva, continueremo con il volantinaggio informativo».

Altra novità riguarda l`allargamento della platea di possibili aventi diritto alla disoccupazione. La riforma consente anche infatti ad apprendisti e soci di cooperative di fare domanda.

Se da una parte però la platea si allarga, dall’altra, si restringe. Per avere diritto all’indennità infatti non basteranno più le settantotto giornate lavorative ma occorreranno tredici settimane contributive nel corso delle quali si sia maturata una retribuzione non inferiore al 40 per cento del minimo della pensione, vale a dire 198 euro a settimana. È questa forse una note dolente della novità.

Rischiano infatti di essere esclusi dall’indennità quei lavoratori “in grigio”, come li chiama proprio la Cgil, ovvero quei lavoratori che accettano condizione lavorative al limite del legale (come chi risulta assunto per tre ore ma ne fa otto). E si calcola che possano essere numerosi i casi nel territorio.

«Chiaramente come ammortizzatore sociale è ridotto,però – continua Salaro – dovendo la stagione ancora finire è difficile capire se ci siano casi del genere. È molto probabile, anche perché bisogna ricordare che con la riforma del lavoro sono cambiate anche le norme del contratto a chiamata, mettendo dei limiti di età. Questi tipi di contratto sono molto diminuiti quest’anno e quindi ora si tratta di capire in che forme di contratto si sono tradotte».

Lo spirito della norma è chiaro: incentivare il lavoratore a rifiutare condizioni illegali, o semi-legali. Ma in tempi di crisi, si sa, al lavoro non si può rinunciare.

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