Toscana
Barsanti, via libera alla New Co Ma solo in 38 saranno riassunti
Accordo trovato, anche la Fiom dice sì dopo un supplemento di trattativa e una giornata di tensioni La cordata “libanese” si impegna al rilancio. Oltre 50 lavoratori, però, andranno in Cig o pensione
MASSA. E alla fine l’accordo c’è. Ieri pomeriggio, dopo altre ore di trattativa e dopo una nuova, animata, assemblea in fabbrica, i lavoratori della Barsanti Macchine hanno detto sì all’arrivo della New company che prenderà in affitto i grandi capannoni della fabbrica e tenterà di rilanciarla. La cordata, finanziata dall’imprenditore libanese Talal Sheick, seguendo una pratica ormai prevalente nell’economia italiana, trasferirà nella newco la parte vitale dell’azienda, lasciando nella bad company i debiti; e ridurrà in modo decisivo il personale e il costo del personale.
«È l’unica strada per non rimanere tutti a casa e per avere qualche garanzia sul nostro futuro», era la posizione della maggioranza dei 93 dipendenti della Barsanti: in circa 60 avevano già sottoscritto il preaccordo con la rinuncia alla “2000-112”, cioè alla clausola che prevede il mantenimento dello stesso trattamento e inquadramento per i lavoratori trasferiti da un’azienda all’altra. Una ventina di loro (in gran parte, ma non tutti, iscritti alla Fiom), invece, aveva detto no: niente firma a queste condizioni. Una divisione che ha generato tensione e preoccupazione tra le maestranze.
Ieri, la soluzione. Un nuovo incontro tra Luisa Pietrini, segretaria provinciale Fiom, l’ad della New Co Agostino Melani e la famiglia Barsanti è servito a rivedere alcune parti dell’accordo. I lavoratori hanno ottenuto la cancellazione della parola “esuberi” dal piano: sostituita da “esodi volontari”; e l’impegno da parte della società a erogare entro fine settembre il 30% (e poi le tranche successive) delle spettanze di maggio (il sussidio di Cig per ristrutturazione finora non percepito). La New Co si è inoltre impegnata, a tutela del lavoro in Barsanti, a non esternalizzare alcuna attività fino al giugno 2014; e a sondare ditte fornitrici e “terziste” dell’inodotto a ricollocare i dipendenti che usciranno dal ciclo produttivo dell’azienda.
Non cambia la sostanza: 38 i dipendenti che saranno ri-assunti nella nuova società –che si chiamerà Barsanti Macchine Srl. –, cassa integrazione, e “scivoli” verso la pensione per gli altri. Salvo la possibilità nei prossimi cinque anni, in relazione all’andamento del mercato e del fatturato, di rientro in fabbrica. In altre parole, un pesante taglio di posti.
La Fiom, tuttavia, ribadisce di avere fatto la cosa giusta nel chiudere solo all’ultimo la vertenza. «È nella nostra natura trattare fino in fondo e qualche risultato lo abbiamo portato a casa», dice la segretaria Luisa Pietrini. Tra i dipendenti rimangono strascichi polemico dopo le tensioni dei giorni scorsi. In una lettera, alcuni lavoratori difendono “la coerenza della Fiom” e attaccano i colleghi che accusavano il sindacato.
Per tutti loro, comunque, ieri si è voltato pagina.
Claudio Figaia
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