Il Tirreno

Abuso di alcol, 14 ragazzi in cura al Sert

di Alessandra Vivoli
Abuso di alcol, 14 ragazzi in cura al Sert

E l’età del primo contatto con la bottiglia è scesa a 12 anni. Varese: la prevenzione degli ultimi 20 anni non ha funzionato

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CARRARA. Quattordici ragazzi, nella fascia di età compresa fra i 15 e i 24 anni, in cura al Sert per la dipendenza dall’alcol. Un dato che arriva dopo il caos della ragazzina ubriaca, dopo la festa della birra, che un padre ha segnalato al nostro giornale. Un numero che vale più di mille parole e che lancia un allarme scoiale: 14 ragazzini (e tra loro anche dei minorenni) hanno un così grande problema con l’alcol da doversi curare. Perché sono passati - questa è la definizione tecnica - dall’ uso problematico di sostanze alcoliche, a una vera e propria dipendenza.

A tracciare i contorni dell’emergenza è il direttore del Sert, Maurizio Varese che parla anche dal suo ruolo di padre: «L’altra sera ero a vedere mio figlio giocare a calcio, c’erano dei ragazzini che si sono fatti quattro birre a testa». E che non ha paura a puntare il dito contro una prevenzione che - dice - “fino ad oggi ha fallito, perché per farla veramente bene bisogna andare a rompere le scatole alle multinazionali degli alcolici, a quelli che fanno la pubblicità alla birra prima della nazionale di calcio o che prendono come testimonial Valentino Rossi».

Insomma un “addetto ai lavori” che si mette in prima linea e che denuncia il problema dell’abuso di alcol. Non solo fra i giovani, ma anche fra i giovanissimi. Perché - e questo è uno dei dati snocciolati da Varese - nella nostra provincia oggi si comincia a bere molto presto: «l’età media del primo contatto è fra i 12 e i 13 anni». E di alcol si può anche morire: «Il rischio per i ragazzini molto giovani è che non conoscono i loro limiti introducono, in una volta sola, quantità enormi di alcol, trattandosi di una sostanza psicotropa questo può provocare un arresto cardiorespiratorio, proprio come l’overdose di eroina».

«Il vero problema - spiega il direttore del Sert - è che le misure di prevenzione fatte negli ultimi 20 anni si sono rilevate insufficienti. Bisogna cominciare in famiglia, all’asilo prima ancora che a scuola: l’obiettivo è far conoscere ai ragazzi il loro copro, come funziona, e che cosa può fare davvero male. All’alcol non bisogna dargli del “lei” o del “tu” ma del “voi”». E Varese non risparmia un messaggio preciso, che suona anche un po’ come una critica alle famiglie. «Il fatto è che molto spesso i genitori accettano le ubriacature - mette in evidenza Varese - Pensano che sia meno peggio una sbornia che non l’abuso di droghe. Ma la verità è che non c’è tutta questa differenza. Il consumo smodato di alcol porta anche altri problemi come la guida in stato di ebbrezza, un autentico pericolo per se stessi e per gli altri, ma anche quell’aggressività che spesso sfocia in risse con conseguenze molto pesanti, raid vandalici». Insomma un allarme sociale da non sottovalutare che, come spiega varese ha già portato 14 ragazzini alle cure del Servizio per le tossicodipendenze. «Qui i ragazzini spesso finiscono perché sono stati fermati, gli hanno ritirato il patentino e questo ha fatto emergere il loro problema con l’alcol. O anche perché hanno avuto grossi problemi, magari malori per cui sono dovuti ricorrere alle cure del Pronto soccorso. Ma questo dato, quello relativo ai 14 ragazzini che abbiamo in cura, è solo la punta dell’iceberg. Il sommerso è molto più ampio e riguarda ragazzini sempre più giovani che magari mandano a fare rifornimento di bottiglie, in negozio o al supermercato, l’amico maggiorenne».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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