La manifestazione
Un mix vincente e il Festival fa il pieno
Ermanno Olmi: bene Papa Francesco che dà voce agli ultimi, che sono i più Il curatore Remo Bodei: ancora oggi nel mondo 30 milioni di schiavi
CARRARA. Anche la seconda giornata del Festival Con-vivere ha riempito la città, grazie anche allo spessore dei relatori e ai temi trattati. Funziona, sicuramente, il mix di cultura, spettacolo, arte, con un’offerta di qualità in grado di interessare un po’ tutti. Anche i bambini, con le iniziative specifiche, e i “golosi”, che trovano cucina tipica. Il tema dell’America Latina, nell’anno dell’elezione di Papa Bergoglio, è oltretutto di stringente attualità.
Di grande interesse le due conferenze succedutesi ieri pomeriggio nella seconda giornata di Convivere, dedicate rispettivamente al tema della schiavitù e a quello della fine del mondo, tenute dal professor Remo Bodei, docente universitario direttore scientifico del festival e dal regista Ermanno Olmi, vincitore della Palma d’oro a Cannes nel 1978 con il film “L’albero degli zoccoli”.
Bodei è partito da un dato di attualità. «Ancora oggi- ha ricordato- ci sono 30 milioni di schiavi, concentrati soprattutto nel Terzo Mondo e nell’Europa orientale, la cui condizione di servaggio dipende da debiti, sfruttamento sessuale e vendita da parte dei congiunti». Il docente ha poi voluto rintracciare le radici culturali della schiavitù, individuandola soprattutto in tre filoni: il pensiero di Aristotele, convinto che esistessero per natura uomini liberi e schiavi; il diritto romano che con il giurista Florentino teorizzo che la schiavitù non esiste per natura, ma dipende dalle circostanze in cui si trova a vivere; il pensiero cristiano, che, da San Paolo in poi, espresse la convinzione che il potere del padrone sullo schiavo va accettato come quello di Dio sulle sue creature. «La più importante di queste formulazioni - ha detto Bodei - fu quella aristotelica, ma nella conquista europea dell’America latina esse si sono intrecciate. Da un lato sorsero ecclesiastici come Juan Gines de Sepulveda, che, convinti della naturale superiorità dei bianchi sugli indios, sostennero il diritto di conquista e soggiogamento di queste popolazioni; dall’altro personalità come il domenicano Bartolomé de Las Casas, che si batterono invece contro la schiavitù degli indigeni, indicati come uomini che Dio e la natura avevano creati liberi come i bianchi».
Apprezzato anche l’intervento del regista Ermanno Olmi, che, simpatico e comunicativo, ha voluto richiamare il pubblico ad un serio impegno contro ogni forma di sfruttamento ai danni dei più deboli. Il cineasta ha parlato con un accattivante tono colloquiale, scherzando con i presenti e bevendo un bel bicchiere di vino rosso portatogli da una delegazione degli Alpini. «La fine del mondo - ha spiegato - deve essere intesa non come catastrofe, ma come inizio di un’epoca nuova, migliore dell’attuale, che potrà iniziare solo se ognuno parteciperà alla battaglia per il cambiamento, in cui nessuno resterà più privo del cibo. Quello che ci occorre è un nuovo umanesimo, che metta l’uomo al centro di tutto». Secondo il regista bergamasco questo sarebbe anche l’atteggiamento di papa Francesco, fin dalla sua elezione, quando ha salutato i fedeli con un semplice “buonasera”, proprio per sottolineare la centralità del rapporto con le persone. Olmi ha espresso la sua simpatia per il nuovo pontefice: «Tutti i Papi si sono sempre dichiarati a favore della pace e contro la guerra ma bisogna vedere che cosa rappresentavano, perché spesso rappresentavano gli interessi della borghesia e dei potenti. Con Papa Francesco invece si dà voce agli ultimi, che sono i più e non i meno». Ma non sono mancate anche dure critiche alla religione, parse come un secco cambio di tendenza rispetto alla forte ispirazione cattolica di molti suoi film. «A me -ha detto rispondendo ad una domanda di Daniela Padoan- non importa proprio niente di Dio, perché tutte le guerre sono state fatte in suo nome. Lo abbiamo pregato e supplicato per secoli, ma egli non ha mai modificato in meglio la realtà, perché non ne ha il potere. L’unico che può cambiare il mondo è l’uomo, perché conosce la differenza tra il bene e il male. La sua forza è nell’amore per gli altri». Molto dure anche le considerazioni espresse da Olmi sugli asili nido, definiti “colpevoli come i lager”: «Al loro interno - ha dichiarato- i bambini vengono abbandonati dai genitori per tutto il giorno e ripresi la sera. Non c’è da stupirsi se poi i ragazzi crescano così pieni di disagi. I bimbi, invece, dovrebbero essere rispettati ed amati, perché rappresentano il nostro futuro».
In precedenza, Massimo Livi Bacci aveva sostenuto che le varie teorie secondo cui moltissimi nativi sudamericani morirono per le malattie trasmesse dagli europei, come il vaiolo, sarebbero servite soprattutto a "giustificare" lo sterminio (dai 10 ai 100 milioni di morti secondo le diverse fonti storiografiche).
E intanto, proseguono le molte mostre e iniziative collaterali. Info: www.con-vivere.it
David Chiappuella
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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