Finanza
Flash-mob choc: sdraiate come morte in piazza
Iniziativa di forte impatto contro il femminicidio, letti i nomi delle 71 vittime Fa discutere il no di Minà ad apporre le proprie impronte al quadro anti-violenza
CARRARA. Un flash-mob per combattere il femminicidio. 9 donne coperte da un lenzuolo bianco e un elenco di nomi, che pareva non finire mai: le 71 vittime di compagni, mariti, tutti gli ex incapaci di accettare la fine di una storia, incapaci di non ricorrere a un gesto tanto brutale come l’omicidio, cancellando per sempre nel sangue quell’amore ormai ribaltato e trasformatosi senza appello nel suo esatto opposto: odio e vendetta. Intanto altrettanti uomini portavano il cartello “Non_vivere”, firmavano e apponevano la propria impronta in inchiostro rosso sulla tela creata per l’occasione dall’artista Chiara Cerrai: una donna in un angolo, accovacciata col volto fra le mani, un paio di scarpe rosse abbandonate poco distanti. Un’iniziativa ideata da Nuovo Borgo Antico, Artisti del Borgo e dal Comitato Diana per dire no alla violenza sulle donne. Ad aderire sono stati chiamati tutti gli uomini e le impronte continueranno a venir raccolte per tutta la durata del festival. Solo una nota è risultata stonata. Il rifiuto di Gianni Minà che, interpellato da Alessandra Verdini del Comitato Diana ha rifiutato di apporre la propria impronta: «Io porto avanti seriamente le mie lotte - ha affermato il noto giornalista - e non credo che questa iniziativa servirà a combattere il femminicidio». «Un rifiuto così, in pubblico, che mi ha fatto molto male - commenta la Verdini che ieri è riuscita a raccogliere l’impronta di don Raffaello - ritengo l’atteggiamento di Minà molto presuntuoso. È chiaro che anche noi sappiamo che questo non basta a lottare contro un fenomeno tanto odioso ma siamo convinti che sensibilizzare l’opinione pubblica sia fondamentale e in questo modo sappiamo di raggiungerla. Minà non ci conosce, non sa che lavoro quotidianamente in un centro anti violenza e so che appena 6 mesi fa non avremmo ottenuto lo stesso risultato raggiunto l’altra sera. Per noi - conclude - l’affluenza e la partecipazione sono la prova di un successo e il signor Minà ha perso un’occasione, per se stesso». Da noi raggiunto al telefono, Minà ribadisce: «Non sono certo a favore della violenza sulle donne, ho 3 figlie femmine di cui due adolescenti, questo è un problema che mi tocca da vicino, semplicemente non credo in queste modalità per affrontare un problema tanto serio. Credo - prosegue - che le lotte vadano intraprese nella società, nel mondo del lavoro, in famiglia e nelle scuole, in tutti questi luoghi non esiste ancora una vera sensibilizzazione, anche a livello legislativo». Insomma, quella di Minà sembra piuttosto un’offensiva verso chi, con una semplice impronta pensa di mettersi a posto la coscienza. Dagli organizzatori deell’iniziativa comunque un invito: «Domandiamo - afferma Cristian Storto da Nuovo Borgo Antico - altrettanto seriamente al signor Gianni Minà di tornare qui a Carrara, per aiutarci ad intraprendere una lotta maggiormente adeguata contro il femminicidio».
Barbara Monaco
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