Sicurezza
Con il Papa arrivato “dalla fine del mondo”
Stasera incontro di preghiera al Carmine, don Raffaello: «Tutti insieme diciamo no alla guerra»
CARRARA. America Latina protagonista a Con-vivere, e seconda giornata del festival che coincide anche con la giornata di “digiuno e preghiera” indetta contro la guerra da Papa Bergoglio, il Papa Francesco che, come disse lui stesso, arriva “dalla fine del mondo”, definendo così il suo Paese natale l’Argentina.
Di fede parlerà Ermanno Olmi oggi alle 18,30, di chiersa in America Latina si rgionerà domani alle 16,30 in una tavola rotonda con il professor Riccardo Cannelli.
In concomitanza con l’iniziativa lanciata da Papa Francesco, anche nella nostra diocesi ci sono varie iniziative. In centro città, nel circuito del Festival, nella chiesa del Carmine si terrà un incontro di preghiera con inizio alle 21 aperto a chi crede che il valore fondamentale sia l’umanità. Don Raffaello Piagentini, Messa permettendo, segue sempre con attenzione le conferenze e gli incontri del Festival. Gli chiediamo un commento sull’iniziativa promossa dal Pontefice: «E’ una mobilitazione giusta, perché la guerra ci tocca personalmente tutti noi, fa male a tutti, non solo a chi vive in quei Paesi dove si verserà il sangue. Tutti dovremmo essere d’accordo con il Papa giunto dall’estremo del mondo, a prescindere dall’essere cattolici o no, di destra, di sinistra o di centro, perché guerra chiama guerra, i missili non hanno mai risolto niente, io sono contro la guerra perché sono un uomo».
E il digiuno, come deve essere interpretato? «Il digiuno è un concetto spirituale, è il modo in cui la razionalità tiene sotto controllo la materialità. E’ un modo in cui dimostro di essere in grado di imbrigliare fisicità, materialità, corporeità e terrestrità. La qualità del digiuno non dipende dalla quantità di cibo, ma dall’atteggiamento mentale. L’accostamento che mi viene in mente è con quel film di Sordi, “Finché c’è guerra c’è speranza”, dove si mostrava bene cosa ci fosse dietro ogni conflitto: l’ingordigia dei trafficanti di armi, la grande abbuffata di chi vende morte. Noi invece, con la nostra razionale sobrietà e, per chi crede, con la preghiera, ribadiamo il concetto fondamentale che la maggior gloria di Dio è l’uomo vivente, mentre la guerra significa annientare l’uomo».
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