Sicurezza
Le 4 mani etrusche che ridanno vita al libro alluvionato
Da Volterra al disastro di Aulla, le due restauratrici a disposizione gratuitamente per sistemare i volumi storici
AULLA. Bisturi per rimuovere il fango, punteruolo, stecca d’osso. E ancora acqua, alcol etilico e un’arte certosina che riporta in vita quei conti manoscritti del 1600, coperti di melma. Ieri la mano era di tale notaio Berni e quelle migliaia di pagine riposavano nell’archivio storico di Aulla. Due anni fa l’alluvione spazza via tutto in Lunigiana e oggi il primo librone della memoria aullese risorge grazie al grande lavoro manuale delle due restauratrici volterrane Silvia Gazzina e Rita Scarselli. «Dopo quel disatro volevamo dare un nostro contributo alla comunità aullese e visto che siamo specializzate nel restauro di libri antichi, abbiamo dato la nostra disponibilità gratuita alla Soprintendenza archivistica per la Toscana con la quale collaboriamo che ha accettato ben volentieri la nostra collaborazione», racconta Gazzina. Lei e la collega prima di tutto sono amiche, da sempre. Insieme dalle elementari alle scuole superiori, diplomate all’istituto statale d’arte di Volterra, 16 anni fa decidono dopo un corso triennale di specializzazione, di aprire il loro laboratorio in via Fonda. Detto fatto: il sodalizio porta subito i suoi frutti con lavori importanti con la Soprintendenza di Firenze, la Biblioteca Nazionale. «Abbiamo lavorato un sacco anche sui libri alluvionati di Firenze», continua. Nel maggio 2012 nel laboratorio volterrano arriva lo scrigno di segreti del 1600. A fine 2012 il volume viene riportato in vita. E collaudato dalla Soprintendenza a inizio 2013. «I libri bagnati vengono presi e surgelati, poi in un secondo intervento vengono liofilizzati per togliere l’acqua ed evitare il danno biologico al materiale: dopo queste due fasi il manoscritto da Firenze è arrivato a noi». Nel laboratorio volterrano arrivano migliaia di pagine coperte di melma essiccata. «Per prima cosa abbiamo fatto con il bisturi una pulitura a secco per rimuovere il fango: la scrittura non si vedeva più», srotola l’arte del restauro Gazzina. Altra fase delicata: smontare il volume e scucire le pagine per lavarle tutte “per immersione”. Poi la deacidificazione, l’asciugatura, la ricollatura, lo spianamento. «È stato un lavoro complesso, siamo contente che la Soprintendenza ci abbia affidato altri otto volumi storici», continua. Sempre le mani del centro di restauro Cprca sono quelle che hanno lavorato sugli statuti originali antichi di Volterra, in mostra per Volterra Anno Domini. Parole di elogio da parte della Soprintendenza archivistica per la Toscana: «Si ringrazia il laboratorio per la sensibilità mostrata per il recupero del materiale documentario di Aulla gravemente danneggiato dall’alluvione e la disponibilità a restaurare a titolo gratuito le unità archivistiche», chiude il soprintendente Diana Toccafondi.
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