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Delitto di Spezia, difesa pronta all’appello

Delitto di Spezia, difesa pronta all’appello

I legali di Davide Tenerani: sentenza con molte carenze. Le parti civili: sono state accolte le nostre tesi

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CARRARA. Delitto della Spezia: la difesa di Davide Tenerani annuncia il ricorso in appello. «La sentenza - spiega l’avvocato Fabio Sommovigo che difende il 26 carrarese insieme al legale Andrea Corradino - nella parte in cui riconosce la provocazione è sensata. Ma ha molte carenze e non considera tutti gli elementi a disposizione, che peraltro noi avevamo pienamente evidenziati». «Quindi - annuncia - faremo certamente appello e deciderà la corte di assise di appello di Genova che speriamo valuti con più attenzione tutte le prove con serenità». Una dichiarazione importante che arriva dopo le motivazioni della sentenza quella con cui il Gup Marta Perazzo della Spezia che ha condannato a 10 anni di carcere per il delitto avvenuto, il 26 febbraio del 2011, davanti a un circolo Arci di Fossamastra e in cui perse la vita il 29enne Joanthan Esposito, padre di un bambino che allora aveva solo tre anni. Le motivazioni del tribunale spezzino, di fatto, ribadiscono la “volontà omicidiaria” (così viene messo nero su bianco nelle 25 pagine della sentenza) del Tenerani.

Le motivazioni: Tenerani sapeva di aver ucciso. Che, secondo il gup, era consapevole della “potenzialità mortale del colpo inferto”.«Tenerani - così nelle motivazioni - utilizza il coltello una ed una sola volta. Per poi estrarlo freddamente dal corpo della vittima e dirigersi verso l’auto per scappare, disfarsi dell’arma e fare perdere ogni traccia. La consapevolezza di avere inferto un colpo mortale la si trae anche da tutto il comportamento successivo, volto a eliminare prove ovvero a rendere più difficoltoso l’accertamento delle responsabilità (chiusura dei cellulari, occultamento e lavaggio degli abiti)».

«Ha detto: gli ho chioccato una coltellata». Un altro punto su cui, si è molto dibattuto è stato quello del coltello che, lo ricordiamo, non è mai stato ritrovato.Nelle motivazioni della sentenza si legge: «Teneranri quando è risalito sull’autovettura per poi darsi alla fuga, aveva il coltello in mano. Sta di fatto che salito sull’auto non ha detto frasi del tipo ”ho preso un coltello, ho strappato di mano un coltello a tizio che lo stava brandendo, che voleva accoltellarmi”».«No - continuano le motivazioni della sentenza - Tenerani ha detto: “Gli ho chioccato una coltellata”, con ciò significando non tanto di aver avuto la sensazione di aver attinto qualcuno con una coltellata, bensì la certezza di avergli dato una coltellata». La provocazione. È uno degli aspetti sostenuto dai legali della difesa e riconosciuto in sentenza. «Quello che è certo - si legge - è che il Tenerani nella rissa veniva preso di mira dall’Esposito che lo aggrediva per primo e ha più riprese (in questo le dichiarazioni dell’amico della stessa vittima appaiono credibili). A quel punto Tenerani decideva di reagire usando il coltello. Non vi è prova certa che lo detenesse già con se o che invece se ne sia impossessato nel corso dell’azione».

Le parti civili: accolte le nostre tesi. Se per la difesa le motivazioni della sentenza non “considerano tutti gli elementi a disposizione” i legali di parte civile, Luigi Fornaciari Chittoni e Cesare Bruzzi Alieti dichiarano invece di «avere visto quasi totalmente accolte le nostri resi. Ci riteniamo soddisfatti della sentenza. Ecco, forse in punto di pena no, ma sulla volontarietà dell’omicidio è stata accolta la nostra tesi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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