Il Tirreno

La rivincita dell’America Latina

La rivincita dell’America Latina

L’inviato di Repubblica Omero Ciai: «Si sta affermando la classe media»

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CARRARA. Omero Ciai, giornalista, dal 2.000 segue l’America Latina per Repubblica. La sua conferenza, dal titolo “La rivincita dell’America Latina”, è in programma domenica alle 17,30 nel cortile dell’Istituto Figlie di Gesù in piazza D’Armi.

L'America Latina è stata considerata per molti anni geopoliticamente poco rilevante vista l' influenza che subiva dagli Usa. Oggi invece alcuni paesi, Brasile in primis, sono diventati attori globali di primo piano. E' questa la rivincita a cui si riferirà nella sua conferenza ? Quali sono i fattori che l'hanno caratterizzata ?

«Il dato più significativo dell'America Latina nel nuovo secolo è l'affermazione della classe media e, dunque, il superamento delle condizioni di povertà per milioni di esseri umani. E' un processo in corso, ancora contraddittorio, ma presente in quasi tutti i Paesi con particolare forza in Brasile, in Cile, in Argentina come in Perù, in Colombia o in Messico. I fattori che lo hanno determinato sono numerosi. Il primo è una maggiore stabilità, a partire dagli anni Novanta, delle istituzioni politiche democratiche. Poi, segnalerei, l'arrivo al potere di una generazione di politici di sinistra che si sono formati nei movimenti sociali contro le dittature: Lula e Dilma Rousseff in Brasile; Michelle Bachelet in Cile. E ancora leader neo populisti, come Chavez in Venezuela e i Kirchner in Argentina, che hanno comunque spostato risorse e avviato politiche sociali verso i ceti meno abbienti dei loro paesi. Infine l'ingresso nello scenario Amlat della Cina come grande investitore a caccia di materie prime indispensabili al suo sviluppo economico. Ferro, rame, soia, grano e petrolio di cui il subcontinente è ancora ricchissimo. La scommessa ovviamente è sulla tenuta di questo processo e sulla trasformazione delle economie latinoamericane da semplici fornitori di materie prime a produttori di beni con valore aggiunto.

In alcuni paesi dell'America Latina l'emigrazione italiana è stata un fenomeno molto importante. Cosa resta oggi del legame con il nostro paese e con che occhi vedono i nipoti dei nostri emigranti l'Italia e l'Europa ?

«Nostalgia, romanticismo, miraggio. In alcuni Paesi, e grazie alle leggi italiane che consentono il recupero della nazionalità per i discendenti degli immigrati, il legame è molto forte. Sono decine di migliaia oramai i figli o i nipoti degli emigranti italiani che hanno il doppio passaporto in Argentina, Brasile o in Cile. Comunicazione e interscambio sono sempre maggiori».

E da un punto di vista economico quanto pesano le nostre imprese in quei paesi a forte sviluppo economico ?

«Dipende. A differenza di altri Paesi europei, come ad esempio la Spagna, l'Italia non ha mai avuto dal punto di vista economico politiche organiche verso l'America Latina. Però ci sono grandi imprese, ormai multinazionali, come Techint in Argentina, fondate da italiani. E poi basta pensare alla Fiat che negli ultimi anni ha fatto la maggior parte dei suoi utili nel mercato brasiliano, non in quello europeo...»

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