Il Tirreno

Arrestati in Corsica: no a libertà

Arrestati in Corsica: no a libertà

Restano ancora in carcere il padre e il figlio finiti in manette con l’accusa di essere dei ladri seriali

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MASSA. Restano in carcere i due massesi, padre e figlio, arrestati in Corsica più di un mese fa con l’accusa di essere gli autori di una sfilza di furti avvenuti ad Ajaccio a luglio, dove loro si trovavano in vacanza. Il tribunale francese ha rigettato il ricorso presentato dai legali di Gianni e Giovanni Icardi, rispettivamente di 46 e 25 anni. Per l’appello serviranno altre due settimane. I giudici, però, hanno fatto intendere che difficilmente gli concederanno di fare ritorno a casa perché temono che poi non si presenteranno al processo. Ieri mattina dopo tanto tempo i due hanno potuto rivedere i familiari (le due mogli e un’altra parente): sono molto provati, soprattutto Gianni che, a causa di una fastidiosa patologia che si è aggravata con la detenzione, è stato anche in ospedale. Gli Icardi continuano a professarsi innocenti, ma sia la polizia sia la magistratura vogliono concludere l’indagine prima di lasciarli andare a piede libero.

Padre e figlio a luglio avevano deciso di concedersi una vacanza in Corsica. Si imbarcano il giorno 17 e in cinque ore giungono ad Ajaccio. Tutto tranquillo, anzi passano dieci giorni da favola: sfrecciano con le loro moto e si gustano un paesaggio mozzafiato. Il 27 sera, a poche ore dal ritorno a Massa, ecco il fattaccio. Mentre sono in sella alle loro motociclette vengono avvicinati da un'auto a tutta velocità. È una vettura senza sirena e senza scritte. Escono tre uomini armati e in borghese: Giovanni, il più giovane, tenta la fuga. Ma gli sbarrano la strada aprendo lo sportello della macchina e lo fanno ruzzolare per terra. Il genitore osserva la scena impietrito perché intanto ha la canna di una mitraglietta puntata alla testa. Il ragazzo invece vede la pistola che lo tiene sotto tiro all'altezza del petto. Chi sono quei tizi? Poliziotti. Riconoscibili, per chi è esperto di Corsica, da un particolare braccialetto che portano al polso destro. Gli agenti li arrestano e li tengono senza cibo né acqua per 48 ore. Li accusano di essere gli autori di una ventina di furti avvenuti ad Ajaccio dall'inizio di luglio. Padre e figlio, esausti, commettono un errore e dichiarano di essere arrivati sull'isola la mattina. Una bugia che aggrava la loro posizione, perché viene dimostrato col biglietto del traghetto che sono lì dal 17 (ma molti dei colpi che gli contestano sono avvenuti nella prima settimana di luglio). A metterli ancor più nei guai è il particolare delle targhe fasulle sulle moto («non volevamo prendere delle multe, visti i tanti autovelox che ci sono», spiegano). Resta il fatto però che quando scattano le manette non hanno addosso alcuna refurtiva, solo due collanine di bigiotteria che non risultano essere state rubate. Nonostante questo il giudice istruttore ha disposto la loro incarcerazione per fare chiarezza.

Dopo più di un mese Gianni e Giovanni non ce la fanno più e chiedono di poter tornare a casa loro: «Fate presto», implorano dalla Corsica.

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di Redazione web