Il Tirreno

INSEDIATO il nuovo questore

«Anche qui contro tutte le mafie»

«Anche qui contro tutte le mafie»

Francesco Misiti sostituisce Lanzellotto. Una vita contro Cosa Nostra

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MASSA. «Mi impegnerò per la sicurezza della cittadinanza, ma andrò anche più a fondo, nell'ambito delle infiltrazioni mafiose, perché ho imparato che nessuna regione ne è indenne». Arriva da Trapani il nuovo questore della provincia di Massa-Carrara Francesco Giuseppe Misiti, 56 anni, una carriera all'interno di importanti uffici investigativi delle questure di Trapani e Palermo, tra cui la sezione Antimafia con cui ha contribuito alla cattura di pericolosi criminali, Brusca, Aglieri, Vitale e Spatuzza. Ora è in carica a Massa-Carrara, «bellissimo posto, realtà diversa - dichiara- dinamiche che devo conoscere e studiare. Qui in Toscana mi sento un po' spaesato».

Una realtà apparentemente tranquilla che può ingannare: «Sono abituato alla lotta a Cosa Nostra e la terra toscana non è paragonabile a quella del meridione, ma le cronache cittadine dell'ultimo anno mi danno ragione quando dico che anche qui c'è il pericolo di infiltrazioni mafiose e che nessuno si salva realmente. Impronteremo una realtà investigativa diversa». Esperienza e capacità anche nell'ambito dell'ordine pubblico: ha gestito, da vicario, i servizi di ordine e sicurezza pubblica più caldi e impegnativi, tra cui spicca la costituzione del Cara Mineo, in provincia di Catania, destinato ad ospitare migliaia di richiedenti asilo politico provenienti dal Nord Africa, arrivati sulle coste italiane a bordo di natanti di fortuna per sfuggire alla guerra e alla povertà dei loro paesi. «Qui so che bisogna tenere d'occhio le rivalità tra estrema destra ed estrema sinistra- dice il nuovo questore- , che ci sono forti attriti di campanilismo e che è importante anche la presenza degli anarchici». Un occhio alla questura che «come logistica e struttura non è gran che - confessa Misiti - ma con questa crisi in atto non possiamo pretendere più nulla» e un passaggio anche sulla prostituzione. «I miei nuovi collaboratori mi hanno informato delle azioni messe in campo da chi mi ha preceduto per arginare il più possibile il fenomeno che, mi pare di capire, è una piccola piaga di questo territorio».

Manuela D’Angelo

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