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Fusione, il «decalogo» di Varese

Fusione, il «decalogo» di Varese

Il sindaco di Podenzana: ecco perché si dove votare sì per unirci ad Aulla

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PODENZANA. E' iniziato il conto alla rovescia in vista del referendum con cui la popolazione darà o meno il via libera alla fusione fra i Comuni di Aulla e Podenzana.

E a scaldare i motori per primo è il sindaco di Podenzana, Riccardo Varese, che enuncia i dieci motivi per cui votare sì al referendum in programma il 6 e il 7 ottobre prossimi.

Eccoli: «Perché Podenzana possa diventare il più grande Comune della Lunigiana. Perché dal primo gennaio 2014 tutte le competenze comunali saranno, per legge, trasferite all’Unione di Comuni montana della Lunigiana ed ai sindaci dei Comuni sotto i 3mila abitanti resteranno in carico soltanto anagrafe e cimiteri: l’alternativa delle convenzioni con i Comuni sopra i 5001 abitanti ci porterebbe ancora con Aulla, ma in condizioni ben differenti da quelle attuali. Perché saranno mantenuti e potenziati i servizi ai cittadini: infatti, oltre alle attuali sedi di Podenzana-Aulla e Montedivalli sarà aperto un distaccamento comunale ad Albiano Magra, tutti i giorni e per tutte le esigenze. Perché ogni territorio potrà mantenere le proprie peculiarità la propria storia e le proprie tradizioni. Perché saremo attori del nostro futuro e del futuro dei nostri giovani, senza subire decisioni altrui».

In questo passaggio, Varese fa riferimento all'accorpamento obbligatorio che la Regione Toscana ha in cantiere al partire dal 2016.

Ecco gli altri cinque motivi per dire sì: «Perché, a oggi, per un accorpamento volontario si potrà usufruire degli incentivi previsti per i Comuni che si fondono (circa 9 milioni e mezzo di euro in dieci anni), fondi senza il vincolo del patto di stabilità, che sta facendo più danni dell’alluvione e del terremoto messi assieme. Perché oggi trattiamo con gli aullesi alla pari, faccia a faccia, programmando la giusta rappresentanza territoriale. Perché oggi più che mai è necessario risparmiare e tagliare spese inutili: quindi, un solo sindaco, un solo consiglio comunale, un solo segretario comunale, una visione comprensoriale del territorio. Perché fermarsi ora vorrebbe dire per il nostro piccolo Comune essere annientato dai continui tagli dallo Stato e dallo scellerato patto di stabilità. Perché un sindaco e un’Amministrazione comunale hanno il diritto/dovere di indirizzare i propri cittadini verso un traguardo che ritengono ottimale per la sopravvivenza del proprio ente. Personalmente la mia vittoria – conclude il sindaco Varese – l’ho avuta nel momento in cui il consiglio comunale ha deciso di dare a voi cittadini la possibilità di decidere. La vostra vittoria, invece, potrete ottenerla il 6 e il 7 ottobre prossimi con un semplice sì».

Gianluca Uberti

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