Il Tirreno

Cassa, i sindacati Fabi-Fisac Cgil chiedono chiarezza

Cassa, i sindacati Fabi-Fisac Cgil chiedono chiarezza

E la Fiba Cisl contraria a un ulteriore investimento da parte della Fondazione Crc: «Meglio nuovi soci»

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CARRARA. Le grandi manovre in corso a Genova per il rinnovo del consiglio di amministrazione di Carige (che detiene il 90% della Cassa di Carrara Spa, l’altro 10% è nelle mani della Fondazione Cassa di Carrara) sono seguite con grande interesse, come abbiamo scritto nei giorni scorsi, anche qui. E con particolare interesse è seguito anche il nodo della ricapitalizzazione da 800 milioni di Carige: si parla con insistenza che la capogruppo potrebbe mettere in vendita anche quote della Cassa di Carrara Spa, e su questo fronte il presidente della Fondazione Alberto Pincione ha già detto esplicitamente di non essere interessato, ad oggi, a ipotesi di acquisizione. Nella vicina Lucca, la Fondazione Cr Lucca presieduta dal carrarese Arturo Lattanzi, che ha già il 20% del Bando del Monte di Lucca, si è detto invece interessato a “salire” ancora nell’azionariato (anche del Banco di Lucca la maggioranza è di Carige).

Grandi manovre a Genova in divenire: la Fondazione Carige (47%) è alleata dei francesi di Bpce (9,99%) e quindi ha una solida maggioranza, ed è intenzionata a defenestrare lo storico presidente Giovanni Berneschi, cioè colui che nel 2004 acquisto da Banca Intesa la Cassa di Carrara. Ma si parla di possibile crescita delle quote del gruppo Gavio. Vedremo. Intanto, il sindacato interno della Cassa di Carrara Fabi-Fisac Cgil ha scritto una lettera aperta al dottor Gino Mazzi, presidente Cassa di Carrara Spa, per chiedere un pronunciamento sulla effettiva veridicità in merito alle notizie della futura permanenza «della nostra Banca all’interno del gruppo Carige».

Aggiungono Fabi e Fisac Cgil: «Premesso che queste organizzaioni sindacali ritengono fondamentale per il futuro della nostra banca la continuità di gestione della stessa al’interno del gruppo Carige, le vogliamo evidenziare che questa serie di notizie non può che portare confusione, apprensione e mancanza di serenità sia in tutti i nostri colleghi che nella clientela della Banca. Ci aspettiamo che lei, in qualità di Presidente della nostra Banca, prenda una posizione chiara e trasparente circa le future strategie relative alla proprietà della Crc».

Da parte sua Bruna Massa, della Fiba Cisl, osserva: «Quando nel 2004 la Cassa di Risparmio di Carrara è stata acquisita dal Gruppo Carige avevamo valutato positivamente la storia del Gruppo Carige che, a differenza del precedente Gruppo di riferimento (Banca Intesa), nel suo passato non aveva mai dismesso nessuna delle sue acquisizioni». «A seguito di quanto apparso sui giornali - aggiunge - abbiamo incontrato il presidente della Cassa che ci ha rappresentato che non esistono indicazioni da parte della governance del Gruppo in merito a modifiche dell’assetto societario e che il Gruppo stesso non avrebbe nessun oggettivo vantaggio dalla cessione della Cassa. Resta il problema - aggiunge - che per ogni azienda è faticoso mantenere dei risultati positivi, inoltre nessuno può immaginare che si possa proseguire un percorso senza rispettare i parametri e le indicazioni degli enti preposti ai controlli sui patrimoni delle banche anche a livello europeo. Ma questo insistere sull’unica opzione di cessione di aziende del Gruppo esprime la miopia di chi si taglia un braccio per risparmiare la stoffa della manica della giacca: dal giorno dopo non sarà più in grado né di lavorare né di guadagnare abbastanza per pagarsi la giacca. Ci sono sicuramente altre strade a cominciare dall’esplorare la possibilità di aprire a nuovi soci che condividano il progetto generale. Non entriamo nel merito dei progetti, tuttavia ci sentiamo di dire che sarebbe gravissimo che, per mantenere l’attuale status quo, si rifiutassero capitali freschi ed oggi necessari. Chi facesse tali scelte, magari preferendo tagli e dismissioni, si assumerebbe una grande responsabilità nei confronti dei territori e dei lavoratori». E rispetto a un’ipotesi di maggior coinvolgimento della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara nella proprietà? «Non credo che questo sia un argomento in discussione in questo momento, probabilmente a suo tempo poteva avere un diverso significato, anche per i risultati economici, mantenere almeno al 30% la quota di proprietà, per quanto riguarda la gestione corrente per rispettare pienamente la legge è bene che le Fondazioni non se ne occupino. E’ bene che le Fondazioni facciano le Fondazioni».

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