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Crc, la Fondazione non comprerà

Crc, la Fondazione non comprerà

Il presidente Alberto Pincione: «L’argomento non è all’ordine del giorno, ora il tema è la governance di Carige»

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CARRARA. La Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara potrebbe comprare delle altre quote della Cassa di Carrara, di cui ora detiene il 10 per cento? «L’argomento non è all’ordine del giorno: adesso quello che ci interessa è il tema della governance dela Banca Carige». L’avvocato Alberto Pincione, presidente della Fondazione Crc, così risponde alle ipotesi che da qualche settimana si stanno rincorrendo, e cioè che la capogruppo genovese Banca Carige, per fare cassa (ha esigenza di rafforzare con 800 milioni il capitale, come richiesto da Bankitalia, entro la fine dell’anno), potrebbe arrivare a cedere quote delle banche controllate, ovvero Banca del Monte di Lucca, Cassa di Carrara (della quale detiene il 90 per cento) e Cassa di Savona. Di questi tempi, chi potrebbe essere interessato a rilevare delle quote non di controllo delle banche (difficile pensare che Carige cede la maggioranza dell’istituto di credito cittadino) se non appunto una Fondazione del territorio? «Ripeto - ribadisce il presidente Pincione - non ne abbiamo parlato di acquisire altre quote della Cassa, anche perché da un lato ufficialmente non sono in vendita e si tratta solo di ipotesi e indiscrezioni, dall’altra ho ancora da crederci che l’attuale presidente Giovanni Berneschi venga davvero estromesso». Come noto, Giovanni Berneschi, alla guida di Carige da oltre vent’anni (e l’ha portata ad essere la settima banca italiana) è contrario alle dismissioni, e avrebbe preferito procedere con un aumento di capitale oppure (anche se la circostanza è stata successivamente dai diretti interessati) coinvolgere Unipol. Mentre il maggiore azionista, la Fondazione Carige (ha il 47%) del presidente Flavio Repetto, spinge sulle dismissioni, e proprio per questo ha fatto dimettere dal Cda i suoi rappresentanti e quelli del socio francese (Bpce, 10%), aprendo così la strada verso un rinnovo traumatico dei vertici della banca genovese. L’assemblea è fissata per il 30 settembre, ma entro il 5 settembre dovranno essere presentate le liste degli amministratori. La Fondazione carrarese detiene 14.630.000 azioni Carige (all’incirca lo 0,07 per cento, più obbligazioni per 25 milioni di euro) e fa parte di patto di sindacato che ha il sei per cento, e di cui fanno parte la finanziaria di famiglia dell’imprenditore Beniamino Gavio, più la Gefip di Vito Bonsignore, Coop Liguria e Coop Sette (oltre che Berneschi a titolo personale e altri azionisti). La prossima settimana questo gruppo di minoranza si ritroverà per valutare la strategia. Il mondo finanziario guarda con attenzione soprattutto le mosse di Beniamino Gavio, che ha forte liquidità, e che potrebbe rappresentare in qualche modo l’ago della bilancia per attenuare le tensioni che si sono create fra Fondazione Carige e Berneschi. Insomma, la Fondazione per ora segue con attenzione gli sviluppi sulla futura governance: Berneschi ha garantito, fra l’altro, che nonostante i patti fossero scaduti, il presidente della Cassa lo abbia continuato a nominare Carrara. In futuro non è detto che la cosa continui all’infinito. (m.b.)

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