Il Tirreno

Qui è un... Paradiso Parola di Marosa: è cliente da 60 anni

Qui è un... Paradiso Parola di Marosa: è cliente da 60 anni

Quattro pattini del passato restaurati ora sono panchine «Com’erano buoni i muscoli ripieni di nonna Giulia...»

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MARINA DI CARRARA. I quattro vecchi pattini in legno restaurati e reinventati come panchine sono il fiore all’occhiello del Bagno Paradiso. Laccati di vernice bianca, tutti e quattro sono nati negli anni ’50 dalle mani artigiane dello zio e del nonno del titolare Giuliano Venturini, entrambi falegnami. Un altro pattino bianco resiste ancora integro sul bagnasciuga, ma il suo fascino è mitigato dal legno compensato: i tempi cambiano, ora i pedalò occupano tutta la scena. Del fluttuare della moda i testimoni sono diversi: sotto all’ombrellone in prima fila, l’ex bagnino Alberto Giannotti passa la sua giornata in spiaggia come ha fatto tutte le estati della sua vita. «Qui ci sono nato – racconta – ed ora ho 65 anni!». Fu il papà, di mestiere palombaro, ad insegnargli a nuotare quando era piccolissimo: un amore a prima vista per il mare che diede il via al suo lavoro come bagnino già negli anni ‘70, in quello stesso stabilimento. Alberto accenna ai tanti salvataggi portati a buon fine lungo gli anni; poi si sofferma sull’altra attività tipicamente associata al bagnino: il corteggiamento da spiaggia. «Tutto è cambiato, un tempo conquistare una ragazza era un gioco veramente complicato - dice sorridendo - mentre ora spesso è la ragazza stessa a fare il primo passo!». Dal canto suo, ora che è sposato, Alberto resta comunque aggiornato sui fatti di cuore del bagno; segue tutto da lontano, ma sono i ragazzi che vanno da lui a confessarsi e cercano consiglio per resistere al mal d’amore.

Di cambiamenti devono averne visti anche Maria Ceccarelli e Marosa Ancellotti, l’una di Milano e l’altra di Carrara. Maria occupa la cabina numero 22 dal lontano 1949, Marosa ha festeggiato lo scorso giugno i 60 anni di fedeltà al Paradiso. «Un tempo – ricordano – erano i ragazzi napoletani con le cassettine in legno a passare in spiaggia: i bambini uscivano dall’acqua per comprare i famosi bomboloni». Erano una vera e propria istituzione, un po’ come i muscoli ripieni della signora Giulia, la nonna del titolare: nel ricordarli a Maria viene quasi un languorino, tanto erano buoni; «li compravamo perfino per portarli a casa per cena» racconta con enfasi. Anche al Bagno Paradiso, come la tradizione dei bagni di Marina vuole, ha lavorato un’intera famiglia: dal 2008 a gestirlo in società sono Venturini e la madre Cristina Vatteroni, per tutti “Tina”. Negli anni hanno “ravvivato l’esistente” con risultati eterogenei: una spiaggia spaziosa e «spartana» come Venturini vuole definirla, che lasci «piena libertà di movimento ai numerosi bimbi dello stabilimento». Per loro, un’ampia area di gioco con scivoli, altalene, ping pong, biliardino e altre macchinette. Per divertirli non si risparmiano neppure le improvvisazioni di balli da discoteca, il che spiega la presenza della palla da discoteca appesa nella sala del bar. Un’idea recente del titolare, orgoglioso anche di avere dato l’imbeccata alla “piccola biblioteca” in realtà fornitissima: una tavolata di classici e gialli che termina con una vecchia Olivetti Studio 44. Nel tempo, il bagno ha ospitato anche diverse personalità, dagli sportivi come l’ex pallavolista ora opinionista a Sky Sport Maurizia Cacciatori ad attori e registi famosi, fino a noti cantanti come Ligabue, che con la sua band si è fermato una giornata nel ’96: già famoso, la voce del suo arrivo si era sparsa troppo in fretta e ai bagnanti “spaventati” dai “capelloni”, si sono mescolati i fan adoranti in cerca di foto ed autografi. Lui, «schivo», racconta Giuliano Venturini, «si era scocciato di questa visibilità. Il prezzo della fama …».

Chiara Piotto

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