Manifesto anti partigiani, è polemica
Condanna del Comitato vittime San Terenzo per le scritte apparse nella commemorazione dell’eccidio
FIVIZZANO. Probabilmente verrà esposto all'interno del museo della strage di San Terenzo Monti il manifesto contenente accuse e offese ai partigiani apparso lunedì scorso poco prima della commemorazione dell'eccidio nazista che in totale costò la vita a 180 civili.
Il manifestino, dopo essere stato sequestrato dai carabinieri, ieri è stato restituito ai membri del Comitato dei famigliari delle vittime civili i quali avrebbero deciso di esporre lo scritto “quale memoria non condivisa” all'interno del museo che raccoglie foto e testimonianze dei terribili avvenimenti accaduti dal 17 agosto al 7 settembre 1944.
Sul caso manifesto contro i partigiani, che ha aperto un'accesa discussione, abbiamo interpellato il vice presidente del Comitato dei famigliari delle vittime civili, Roberto Oligeri, che in quella strage perse cinque fratelli di età compresa dai 3 ai 19 anni, che già lunedì dal palco della commemorazione ha risposto alle accuse mosse nei confronti dei partigiani.
«Dopo 70 anni - commenta Oligeri - ce la prendiamo ancora con quel gruppo di partigiani di Carrara che, dietro la pressante richiesta degli abitanti del posto, intervennero il 17 agosto del 1944 nell'attacco di Bardine, uccidendo 16 soldati delle Ss, dopo che questi erano venuti a razziare il bestiame dei contadini e seminare terrore tra la gente».
Due giorni più tardi, racconta Oligeri, scattò la vendetta nazista che si concretizzò con l'uccisione di 180 inermi civili, quasi tutti donne, vecchi e bambini. «Quindi di fronte ai partecipanti alla commemorazione che nulla sapevano di questo manifesto – prosegue il rappresentante dei famigliari delle vittime - oltre a rendermi disponibile con queste persone che lo hanno scritto, qualora lo volessero, a dibattere realmente sulla questione anche in privata sede e chiedendo loro se non ne avessero avuto abbastanza di quanto emerso dai processi contro gli ultimi gerarchi nazisti e la Germania con quest'ultima che non ne vuole saperne d'essere processata e che getta sulla bilancia della giustizia tutto il suo peso economico-commerciale che la rende la “locomotiva d'Europa” rivendicando immunità di comodo riconosciutele come stato sovrano. Nei processi che si sono svolti nei confronti degli autori delle stragi del territorio fivizzanese sono state appurate chiaramente le responsabilità considerato che in ben tre gradi di giudizio sono stati condannati gli ex soldati nazisti e lo stato tedesco quale responsabile civile delle barbarie perpetrate da suo esercito».
Marco Landini
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