Gioco
Barumba beach, regno dei surfisti
«Ma il nostro è uno sport e come tale dovrebbe essere maggiormente tutelato»
MARINA DI CARRARA. Sulla sabbia, tavole da surf accatastate attendono di essere imbracciate portate tra le briose onde a riva. E' una giornata da bandiera rossa, e sciami di ragazzini si tuffano in acqua con le tavolette. Il Barumba è noto ai più come "la spiaggia dei surfisti", oltre che per le feste del giovedì sera. Feste che hanno fatto spesso parlare, ma che continuano a richiamare numerosissimi giovani non solo locali.
Anche il surf attira sempre più principianti : se ne occupa l'associazione “Centro Kite & Windsurf Marina di Carrara”, per tutti più comunemente "Superbank".
Enrico Patruno, membro del club ed insegnante, ha anche lui un soprannome: "Bull", toro. Occhi celesti e pelle abbronzata dalle ore di salsedine e onde, Enrico, 49 anni, è da ragazzino sulla tavola: a quindici anni già surfava a Marina, «prova che questo sport ha una tradizione di terza generazione anche dalle nostre parti» dice. Il fatto però, a parere suo, non è riconosciuto debitamente: prova ne è che non esistano aree dedicate e riservate agli sport acquatici in tutto il litorale. Lui, che ha esperienza dei mari di Santo Domingo e del Marocco, non se ne dà una spiegazione: «Ora come ora i surfisti, per non scontrarsi con i bagnanti, devono limitarsi a venire molto presto o molto tardi» spiega, «altrimenti bisogna farlo in maniera abusiva e si è perseguitati come delinquenti» protesta. Con lui un altro istruttore, David, aggiunge «Il surf è uno sport e come tale andrebbe tutelato. Ma il turismo di Marina è troppo vecchio e da poco spazio ai giovani».
Sul bagnasciuga effettivamente si avvistano per lo più famiglie con bambini e anziani: locali ma anche da fuori, come la famiglia di Varese che si è fatta convincere da amici di Carrara a venire qui, e non se n'è pentita: «Non me l'aspettavo, è proprio bello» dice mamma Maria, «è forse troppo affollato ma ci sono molte aree adatte ai bambini ed iniziative serali». Alle domande sullo stato di pulizia della spiaggia, Maria risponde: «Magari c'è qualche mozzicone, ma in generale lo spazio è pulito. I servizi li usiamo poco ma sono funzionanti. Nota positiva? L'area del bar è molto carina».
Il bar del Barumba è in effetti molto attrezzato: gazebo in paglia e Jovanotti in lieve sottofondo, i tavolini sono occupati da chi fa lo spuntino mattutino o le parole crociate. Dietro al bancone, lavora una nuova e sprizzante squadra di giovani. Si chiamano Giulio, Lorenzo, Carlo, Alessandro, Simona e Ilaria i ragazzi che si occupano del bar del Barumba. Sono tutti alla prima o alla seconda stagione in questo chiosco: tra banco, cassa e cucina si dividono i compiti. Un'ondata d'aria fresca che non dimentica tuttavia di mantenere le buone tradizioni: gli chef orgogliosi ci indicano tra i piatti forti del bar-ristorante un'innovativa insalata che mescola pesce e frutta, ma anche le "penne Barumba", una specialità della nonna del titolare. (c.ch.)
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